Bologna, 13 maggio 2017 - È lungo il percorso che dai Pink Floyd porta al popism. Un’operazione ‘top down’ - direbbero i bravi -. Quella che citano i critici di bocca buona per ammettere che, da qualche tempo, nel segreto delle loro cuffiette, gli capita di apprezzare sempre anche dei brani smaccatamente pop. Eresia, va chiarito, che è tale solo per i saccenti e i puristi, perché non ci sono generi sbagliati a priori, ma solo modi banali o intelligenti per interpretarli.

I bolognesi Earthset, da quest’ultimo punto di vista, dimostrano di sapere il fatto loro. La loro maturazione è incisa infatti in un percorso che finora ha solo saputo migliorare e aprirsi al mondo che richiama il loro stesso nome. La band è nata nel 2012 da un’idea di rock alternativo e quasi psichedelico. Ha poi virato a barra dritta, però, verso altri lidi, e lo dimostra in ultimo l’ep ‘Popism’ (come poteva chiamarsi, d’altronde, un esperimento del genere?), autoprodotto dalla band e da Carlo Marrone, che aveva curato la produzione artistica anche del disco d'esordio.

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Sono sei brani di un rock-pop che non disdegna la qualità. Testi in inglese, sonorità rarefatte da rock anni ’90 che ammiccano al radiofonico, e una voce, quella di Ezio Romano, che sa farsi acida e acuta alla Robert Smith, pur senza perdere mai la propria valenza melodica. Se ‘popism’ è l’approdo, allora, l’antagonista non può che essere quell’indie che nasceva per intendere una tipologia contrattuale improntata sulla libertà artistica ed ha finito per rappresentare indegnamente un mare magno, cappello a tese troppo larghe sotto al quale oggigiorno può finire davvero di tutto.

Ci scherza sopra Ezio Romano - voce e chitarra –, che ha fondato il gruppo con Luigi Varanese (basso), Costantino Mazzoccoli (chitarra) e Emanuele Orsini (batteria), in un brano il cui titolo è tutto un programma: “In the pendant”, letteralmente “nel pendente” oppure “indipendente”. Un pezzo tra i migliori del repertorio, dalle sonorità piacevoli e spigolose, lievemente grunge, dominato da giri di basso brillante, chitarre distorte, linee inaspettatamente melodiche della voce e una batteria che sa trovarsi nei giusti punti il proprio spazio. E a proposito: nella sezione ritmica è ben udibile lo zampino di una vecchia conoscenza cittadina, quel Michele Postpischl degli Ofeliadorme che ha firmato la produzione artistica dell’ep insieme con Enrico Capalbo.

Tanti piccoli punti dello stile Earthset, indubbuiamente natoper guardare lontano, certo ben oltre dai confini cittadini. Obiettivo centrato grazie a un sapiente mix di pulsioni opposte, che sa far convivere brani più smaccatamente commerciali come “Flush”, alla coda sperimentale di “Ghosts and afterthoughts”, che chiude il disco in una spirale sonora attutita. La copertina di Popism è un insieme di colori forti su base bianca, ben distinti tra loro eppure sovrapposti, ed è perfetta l’esemplificazione dell’opera che ne deriva: una tavolozza di sfumature, questo è ‘Popiam’, sullo sfondo di uno stile personale ormai perfettamente riconoscibile e assodato anche dal vivo, come dimostra una scia di live in cui il divertimento, a occhio, parrebbe assicurato.

LA SCHEDA

Nome: Earthset

All’anagrafe: Ezio Romano, Luigi Varanese, Costantino Mazzoccoli e Emanuele Orsini

Stile: rock-pop-alternative in lingua inglese

Dove ascoltarli: su Spotify, iTunes e dal vivo