Bologna, 13 aprile 2017 - Papillon e bretelle, baffi e sorriso beffardo, William Manera è un affabulatore nato. Sorride e accoglie il pubblico strofinandosi le mani, mentre sul piatto gira “Avete fatto in tempo”: un piccolo gioiellino di Area Sonica Records, arrangiato con maestria da Marco Borazio e uscito lo scorso settembre in versione prima digitale, poi fisica. Una seconda prova per Manera dopo “I miei omaggi”, esordio totalmente autoprodotto. Queste le premesse, ora bisognerebbe ascoltare.

Il tempo di cominciare, mancano appena due minuti, l'attesa è già tanta. Solo che, come prassi vuole, quando le poltroncine rosse sono tutte piene e il brusio lascia il posto ai colpi di tosse, lo spettacolo che sembrava perfetto, magistralmente sembra andare a scatafascio. Ma che diamine? Qui c'è una recensione da fare, però la musica non parte. È scomparso il fonico, dicono, e poi qualcuno fa a botte all'ingresso, non si trova più il quadernetto con i testi e c'è un bambino, apparentemente solo al mondo, che sta dilettandosi a smontare tutto. Ecco: questo è William Manera.

Un delirio organizzato, perfettamente armonico, un accordarsi sincretico di strumenti, narrazioni, stili e generi differenti, che d'improvviso si fa spettacolo quando i musicisti (ben trentatré!) iniziano a fare sul serio scatenando trombe, tromboni, pianoforte, violini, contrabbasso, sassofoni, chitarre, rullante, percussioni, armoniche e chi più ne ha più ne metta, con sopra tutti madame la fisarmonica. Poesia sonora con tanto di bollini di qualità, visto che nella folta schiera delle voci non si fatica a riconoscere presenze blasonate come Max Tagliata alla fisarmonica, Guglielmo Pagnozzi al sax e al clarino o Max Turone al basso.

Quanto appena descritto è anche il plot narrativo di “Due minuti” con annesso videoclip: un singolo carico, oliato e funzionante come finora sulla scena non se ne vedevano da un po'. Ottime referenze, e il resto ce lo mette William Manera. Classe 1982, siciliano di Sant'Agata di Militello, bolognese d'adozione ed estrazione musicale (è un musicologo laureato al Dams, con una tesi su 'Revolver' dei Beatles), Manera stupisce il pubblico restringendo lo scibile musicale in sole dieci tracce: dal blues alle ballate, dal rock 'n' roll alla patchanka, dallo swing alla world, al jazz e perfino alla disco (“Nel mio cervello”). Ironico perlopiù, non disdegna i momenti romantici, ma se c'è una cosa per cui appare nato è trasformare in musica certi affreschi realisti, frenetici e irriverenti della vita quotidiana, universale e senza tempo, come in certi libri di Camilleri. C'è dello stile innato, sia chiaro, e per scoprirlo basta ascoltare “La cicogna”, “L'analfabeta”, “Lo stretto di Messina” o la stessa “Due minuti”, traslazione perfettamente riuscita di una festa di piazza nella sala di un teatro.

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La tradizione si spreca, ma a tirar due somme, certe atmosfere dell'album sono la felice crasi in chiave world e contemporanea tra un adrenalinico Jerry Lee Lewis, certi affreschi immortali di De Andrè, l'ironia di Jannacci e quell'euforia un po' aliena del primo Vasco alle prese con le feste di paese. Fossimo a teatro, invece, “Avete fatto in tempo” sarebbe un canovaccio ideale da Commedia dell'Arte, tra amori, personaggi prototipici, burle, drammi esasperati e lieto fine di festa. Il resto? È spritz e occhiali da sole al tavolino di un bar. Con William Manera – baffo e sorriso sornione in modalità On – a osservare tutti e mentalmente prender nota, vuoi vedere che ci scappa un altro disco.

LA SCHEDA
Nome: William Manera
Generi: tutti.
Dal vivo: in ottetto oppure in trio, con William Manera alla voce e al pianoforte, Max Turone al Basso e Umberto Genovese alla Batteria.
Videoclip: si possono vedere qui