Bologna, 14 gennaio 2018 - In una sola legislatura circa 500 cambi di partito hanno tradito la volontà degli elettori. E’ pur vero che, con tanti milioni di elettori, la volontà popolare varia, si frantuma ed è difficile capire l’orientamento del Paese. Partiti e coalizioni sono troppi con tante sfumature. Occorrono correttivi, ma a monte. Chi vuol cambiare casacca, deve dimettersi prima e poi ottenere il consenso degli elettori.

Olindo Guerrini, Parma

risponde il vice direttore de il Resto del Carlino, Beppe Boni

Per essere precisi i cambi di casacca in Parlamento dall’inizio della legislatura sono stati 566 (fonte Openpolis). Un record. E c’è anche chi ha conseguito il primato delle giravolte: dieci. Luigi Compagna, 69 anni, eletto nelle file del Pdl ha aderito poi al gruppo Misto, per poi passare a Gal, quindi ad Ap, rientrare a Gal, transitare di nuovo in Ap, rientrare ancora in Gal, saltare in corsa a Cor (Raffaele Fitto), ripassare al gruppo Misto e infine parcheggiare a Idea (Gaetano Quagliariello). Il senatore in una intervista al Messaggero sostiene di essere stato «sempre coerente». Mah... Opinione rispettabile ma difficile da far digerire agli elettori. La Costituzione impedisce il vincolo di mandato ai parlamentari e quindi garantisce ampia autonomia. Tutto vero, ma i cittadini non apprezzano.

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