Bologna, 14 febbraio 2018 - E lo chiamano festival della canzone? Tolti pochi brani con musica e parole apprezzabili, il resto è una lagna. Li chiamano cantanti, ma recitano poesie. E la musica dov’è? Baglioni, Favino, Michelle e gli ospiti sono bravissimi: spettacolo piacevole. In un festival della canzone manca la canzone. Ma perché non cambiargli nome? Ad esempio ‘Festival delle gag’. 
Enzo Mantovani, Baricella (Bologna)

risponde Beppe Boni, condirettore de il Resto del Carlino

Il Festival di Sanremo cambia continuamente volto. Viva il Festival. La Gran Kermesse della canzone italiana ha necessità di rinnovarsi mentre scorre il tempo. Cambierà ancora nell’anticipare e nello stesso tempo seguire i gusti del pubblico e l’evoluzione del mezzo televisivo. Oggi il Festival assomiglia più ad uno show multifunzione dove si mischiano sul palco attori, cantanti, show men, poeti, ballerini. E’ la fantasia al potere. Ma la base resta quella che deve essere: una carrellata sulla canzone italiana che rilancia icone sacre (Gli Stadio nel 2017) , emoziona con i duetti e fa scoprire talenti come Meta e Moro o lo Stato sociale. Il Festival ci ha regalato anche una novità come Claudio Baglioni presentatore in team con Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino. Lo share infatti ha premiato queste scelte. Sanremo per sempre.
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