Bologna, 28 novembre 2016 - Un weekend di successo per la mostra "Dalí Experience", appena aperta. I visitatori domenica hanno dovuto affrontare un'ora di fila per accedere a Palazzo Belloni. È quindi positivo il responso del primo weekend di apertura della mostra, che rimarrà visitabile fino al 7 maggio 2017. Il serpentone dei visitatori, diligente e ordinato, si è dipanato per tutto il pomeriggio di domenica sotto al portico di in via de’ Gombruti, fino in via Barberia. Eterogenea la composizione dei visitatori: famiglie e gruppi di varie età, dai più giovani agli adulti. Molti quelli provenienti da fuori città.

«Il vero artista non è colui che è ispirato ma quello che ispira gli altri». Questo andava pensando un genio dell’arte quale fu Salvador Dalí, riferendosi al fatto che un’opera d’arte dovrebbe dare lo spunto per generarne altre. Domenica, per il secondo giorno di apertura della mostra "Dalí Experience", tra le tante persone che incuriosite si lasciavano affascinare da opere surrealiste e multidimensionali, era presente anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, insieme con la moglie Cristina Franchi. «È una bella mostra, curiosa e originale – è il commento di Galletti –. Ed è una dimostrazione di come il gruppo Monrif sia parte integrante della città. Da com’è stata composta, poi, dal luogo che la ospita e da una sensazione che mi suscita, trovo che questa interpretazione delle opere dell’artista catalano sia molto bolognese».

Affascinato dalla stanza dell’ipercubo, opera a cura di Patrizio Ansaloni, di Con-fine Art, realizzata ispirandosi a due quadri di Dalí mettendo in luce la competenza matematica dell’artista, Galletti la individua come la sua preferita tra le 200 opere esposte. «Se dovessi rappresentare mia moglie in un’opera d’arte, la ritroverei in questa. Vedi le lettere che si muovono, i numeri. La complessità della composizione, ma al contempo la semplicità degli elementi come appunto i numeri, che ci uniscono da sempre». Anche Cristina Franchi è rimasta affascinata dalla mostra, notando il genio di Dalì nel fatto che «è difficile essere creativi quando hai regole stringenti come quelle matematiche ma all’interno di esse puoi vedere cose che gli altri non vedono». Non solo una mostra d’arte d’ammirare, ma un percorso originale, in cui poter riconoscere una parte di sé e riscoprire la creatività in ogni cosa. Se lo scopo di Dalì era quello di ispirare, questa mostra sta rendendo omaggio al suo intento.