Bologna, 21 dicembre 2017 -  "La bellezza di Bologna meriterebbe che Arte Fiera si spostasse in primavera come era all’inizio della sua storia". Angela Vettese, al suo secondo mandato da direttore artistico della kermesse – questa volta dal 2 al 5 febbraio – risponde così a chi le chiede conto dello slittamento a febbraio della manifestazione: "È soltanto una settimana e ci consente di lavorare meglio al rientro dalle ferie", spiega.

Arte Fiera ospiterà nei padiglioni 25 e 26 150 gallerie, a cui si aggiungono 30 espositori legati a editoria, grafica e creatività per un totale di 180 presenze. Numerose le novità: il 2 e 3 febbraio si terrà un importante convegno internazionale intitolato Tra mostra e fiera: entre chien et loup mentre nella Main Section della Fiera verrà ospitata la sottosezione Modernity incentrata su artisti che meritano uno sguardo particolare.

Signora Vettese con quali idee affronta il suo secondo mandato?

"Con la certezza che il numero di fiere sia talmente aumentato negli ultimi anni, che ognuna deve puntare su una vocazione specifica. Credo che Arte Fiera debba sottolineare il buon livello delle gallerie italiane, anche quando si occupano di arte internazionale. Inoltre mi piacerebbe poter giungere a una maggiore compenetrazione di editoria, industrie creative e opere uniche, come segni di ciò che storicamente l’Italia ha saputo far meglio".

L’anno scorso si sono registrati diecimila visitatori in meno. Il tetto dei 48mila, a suo avviso, aumenterà in questa edizione o è lo standard giusto, senza quelli che lei chiama ‘gruppi riempitivi’ e cioé scuole o ospiti disinteressati?

"Non penso che il numero dei visitatori debba essere un vessillo da esibire, ma certo non dispiace vedere i corridoi pieni".

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Nell’edizione 2017 sono stati anche ridotti gli espositori. Nel 2018 siamo a 180 presenze. Crede che questo sia il numero corretto su cui Arte Fiera possa assestarsi anche in futuro? Qual è la sua strategia sugli espositori?

"Una fiera molto grande la si percorre con fatica e ha senso solo in pochi casi nel mondo. Penso che gli espositori debbano essere premiati, se dimostrano coraggio e volontà. Abbiamo cercato di farlo in molti modi: anzitutto selezionandoli con cura, poi regalando spazio espositivo per il percorso Modernity a chi proponeva un approfondimento  personale, nel suo stand collettivo, riguardante un artista specifico, infine cercando per le migliori tra le gallerie che ne hanno fatto richiesta uno spazio esterno o interno in aree della città per il percorso Polis".

Meglio più gallerie straniere o più gallerie italiane leader?

"Meglio più gallerie che si impegnino a fare del loro meglio. Un certo divismo sta diventando obsoleto".

La sezione Polis garantisce un nuovo rapporto con la città. Ma cosa si può fare ancora e di più per migliorare questo legame magari proprio con il Comune?

"Da quest’ anno la città offre anche un percorso Art City deciso dal Comune, che si intreccia con Polis in almeno due punti: le performances al Collegio Venturoli e una rassegna di film sul tema di comunismo e postcomunismo, a cura di Mark Nash, continuazione di quella che lo scorso anno ha realizzato al Museo Archeologico. Quest’ultima avrà luogo sia in Fiera che al MAMbo. Arte Fiera patrocina inoltre un gruppo di spazi non-profit e autogestiti con la rassegna Polis/BBQ e altre iniziative che toccano la Bologna più giovane".

Altre manifestazioni italiane o straniere fanno concorrenza ad Arte Fiera oppure l’incidenza non è significativa?

"L’incidenza è significativa e agguerrita come mai prima, in Italia e all’estero".

Giustamente lei rivendica la battaglia per la qualità. Come si fa a difenderla?

«Chiedendola ai galleristi con insistenza. E anche organizzando eventi di rilievo culturale, come il convegno che porterà studiosi internazionali a discutere sul rapporto tra mostre e fiere, con il patrocinio dell’Università di Bologna e dell’Università Iuav di Venezia».

Il convegno internazionale sul confronto fra mostra e fiera pone una questione centrale: qual è il suo pensiero in merito?

«La committenza è sempre stata importante per l’arte di tutti i tempi, che non sarebbe esistita senza mecenati spesso anche invadenti e contratti che vincolavano gli artisti. Il problema è semmai quale dimensione abbia oggi raggiunto il prezzo delle opere come momento speculativo, svincolato dal valore culturale. Arte Fiera è ancora, credo, un luogo credibile per chi voglia investire o comperare qualcosa che ama».

Con la sezione Modernity si apre un’autentica finestra sul nuovo. Quali sorprese riserverà?

«Da Maria Lai, consacrata dopo la morte, al giovane Martino Genchi, dalla provocatoria Regina José Galindo a un classico come Marino Marini. Il punto non è il ‘moderno’ ma l’attuale, ciò che sentiamo come capace di suggestionarci, indipendentemente da quando sia stato concepito».