Bologna, 27 ottobre 2017 - Tutto in una notte. Dopo aver messo a dormire per anni i suoi sogni sotto una coperta trapunta di stelle, quelle del Dall’Ara, Cesare Cremonini ha annunciato ieri che sì, è arrivato il momento di svegliarli e regalarsi quel bagno di folla divenuto col tempo il più (in)confessabile dei desideri: affrontare gli stadi. Cantare il 26 giugno tra quegli spalti su cui lo portò per la prima volta zio Cesare (nome un po’ inflazionato in famiglia) a tifare il Bologna di Marronaro gli riempirà il cuore come quando era ancora un bambino e inseguiva i suoi eroi in rossoblù.

Raggiunta la statura d’entertainer che tutti gli riconoscono, Cesare si prepara ad affrontare la sfida più importante della sua carriera e chissà se il bagno di folla all’ombra della Torre di Maratona sarà proprio così come se l’è immaginato per anni, mentre il lento lavoro di rehab dalla sbornia Lunapop lo portava passo dopo passo dalle piazze ai teatri, dai teatri ai palasport, e ora, finalmente, sotto la luna dello stadio.

Tutto trentotto anni dopo Lucio Dalla, unico bolognese piovuto lì finora, anche se in coppia con il De Gregori di Banana Republic. Se, come dice Ligabue, sono le canzoni a dare forma al mondo, per Cremonini questo del Dall’Ara è il concerto con le ali sotto ai piedi di un bolognese innamorato della propria città. Sfogliando il catalogo dei sogni alla ricerca del simulacro di una vita, la passione per Freddie Mercury lo porterebbe probabilmente a fermare il dito su Wembley. Ma un Wembley virato ricordo, irraggiungibile, perché lo stadio in cui fu registrato il celebratissimo live dei Queen non c’è più, mentre il Dall’Ara rimane lì, incastonato come una gemma tra case e palazzi, con la sua sacra mistica pallonara. E per sorprendersi ancora una volta, il trentasettenne malato di gite in vespa e brindisi con la Grey Goose manda in radio venerdì prossimo un singolo come Poetica che indiscrezioni danno completamente diverso da quanto fatto finora; una ballad romantica incisa per sparigliare il gioco alzando l’asticella di una popolarità da rinnovare senza approfittare di scorciatoie più o meno ruffiane. Scelta ‘cantautorile’ con cui Cesare fa leva sull’altissima aspettativa dei fans per denudare la sua personalità senza piegarsi al comune sentire.

Bella sfida per chi avrebbe potuto campare in eterno sul solco di mega hit come Logico o Mondo. D’altronde Cremonini è i suoi sogni. E dice di aver scritto queste canzoni con un unico timore; che l’ambizione di superarsi spuntasse le ali di farfalla con cui dovranno volare nell’aria per anni. Giura, ad esempio, che Poetica è stata scelta come primo singolo perché rispetto alle altre 10 canzoni che compongono il nuovo album Possibili scenari, sul mercato dal 24 novembre, è priva di difese.

«La sua armatura sono la sua struttura, la sua melodia, la sua armonia, le sue parole umane e dirette. Non cerca facili scorciatoie e non si nasconde dietro alle mode del momento per piacere. La quiete nella canzone accompagna la tristezza. L’inquietudine del silenzio accompagna la paura». E dove lo trovi un altro così?