Casalecchio (Bologna), 11, febbraio 2018 – Pure stavolta gli U2 hanno dovuto tenersi lontani da Casalecchio per l’impossibilità di appendere il gigantesco schermo del loro Experience+Innocence Tour (troppo pesante), mentre i Metallica, con un palco avveniristico dai minori carichi sospesi, all’Unipol Arena riservano al popolo emiliano (dopo la tappa torinese di ieri) i loro unici show italiani dell’anno. Appuntamento domani e mercoledì con una spettacolare produzione a pianta centrale che ne ricorda alcune storiche degli anni Novanta, con i quattro gladiatori al centro dell’arena e il loro popolo assiepato attorno a trecentosessanta gradi, in una cornice caratterizzata da decine di cubi tecnologici sospesi nel vuoto.

Partito da Puerto Rico nel 2016, questo Worldwired Tour è stato messo in strada da James Hetfield & Co. per surfare sulla coda di Hardwired... to self-destruct, decimo album in studio di una discografia varata dalla band trentacinque anni fa tra i solchi di Kill ‘em all, anche se ne sono passati trentasette dal primissimo concerto. In quell’occasione i Metallica ricevettero 16 dollari e il cachet non è l’unica cosa cambiata, come dimostrano i 34 milioni di copie vendute dal loro dico omonimo del ’91, il celebratissimo Black Album (ancora capace di mettere a bilancio 10 mila copie vendute alla settimana). L’Estasi dell’oro, il frammento di Ennio Morricone che dall’83 introduce tutti i concerti può essere intesa come la metafora di una carriera da 100 milioni di dischi venduti ad ogni latitudine, che neppure i rovesci degli anni Duemila sono riusciti ad intaccare. Nonostante la débacle di Napster, la fallimentare collaborazione con Lou Reed, e quella del film in 3D, la forza attrattiva dei ‘Tallica’ come entità da palcoscenico è rimasta intaccabile. E pure nel Worldwired Tour brani come One, Master of Puppets and Damage Inc sembrano avere l’urgenza di quando furono scritti.

«Io che mi sento puntualmente una persona diversa rispetto a quella del giorno precedente, figurarsi che rapporto ho con il Lars Ulrich di vent’anni fa» spiega il batterista danese, 54 anni. «Dopo tanti anni di dischi e tournée penso che, per una band come la nostra, cambiamento ed evoluzione siano non solo salutari, ma necessari. Ero al Desert Trip due anni fa e sono rimasto sbalordito da quanto fossero ancora fantastici e vitali certi gruppi di lungo corso che hanno saputo rinnovarsi; negli ultimi venticinque anni ho assistito a diversi concerti di Neil Young e penso di non averlo mai visto più energico e positivo. Pure noi ci rapportiamo con questa professione in maniera diversa; anni fa se qualcuno di noi dimenticava un pezzo di canzone, poi negli spogliatoi finiva a pugni. Oggi ci scherziamo sopra. E questo ci porta a dire che possiamo vivere le canzoni al momento». Come nel resto d’Europa, a Casalecchio sono i norvegesi Kvelertak ad accollarsi il compito di aprire gli show della più gloriosa e attesa band del metal ancora in servizio permanente effettivo.