Bologna, 25 dicembre 2017 - “La sfida vera è stata mantenersi fedeli al testo, nella narrazione come nella rappresentazione dei personaggi, tentando tuttavia di reinventarlo. Il lavoro grosso è stato fatto sulla selezione delle scene, dei discorsi, sull’armonia dei costumi e dei colori”. Così Matteo Gastaldo, regista di Madagascar, a musical adventure, tratto dall’omonimo film del 2005 e successivi, tutti prodotti dalla Dreamworks Animation – , al suo debutto in Italia, domani alle 16 e mercoledì alle 20.30, al Teatro EuropAuditorium. A Bologna lo spettacolo arriva dopo aver calcato i palcoscenici del Nord Europa, incontrando ovunque un grande successo di pubblico, anagraficamente distribuito. Complice la trama, che con le avventure del leone Alex, della zebra Marty, dell’ippopotamo Gloria e della giraffa Melman – che scappano dallo zoo del Central Park di New York per raggiungere il paese africano sfidando la sorte per trovare un compagno scomparso – inducono a riflettere sul valore della condivisione. E di uno spazio studiato nel minimo dettaglio, per dare l’idea del movimento, con un cast di attori giovani che hanno portato quel contributo di freschezza e grinta indispensabile quando si osa.

Come rendere, un cartoon, fatto di grafica, a teatro?

“Decidendo di preservarne il valore estetico e puntando sui volumi nella ricostruzione degli animali. Cercando di divulgare le sensazione da loro provate attraverso un ritmo incalzante, quasi cinematografico, capace di trasmettere energia, potenza. Coreograficamente, facendoci contaminare dall’Africa vera, di cui abbiamo portato suggestioni. Scenograficamente, esaltando la profondità, la bidimensionalità”.

Quale è il messaggio che attrae tanto di Madagascar e che non avete alterato?

“Il senso dell’amicizia vera e profonda. L’idea che la felicità può arrivarci da chi abbiamo intorno. E questo è un valore che non ha età, che conquista i bambini e conforta gli adulti. Poi, nei singoli passaggi, ognuno trova ciò di cui ha bisogno”.

L’idea di portare in scena un film dal successo planetario, campione di incassi, non l’ha spaventata?

“Volevo portare a teatro qualcosa che avesse un linguaggio destinato a tutta la famiglia. C’era l’incognita del cast, volevo assolutamente professionisti giovani, anche se con meno esperienza. E questo ci ha imposto forse un periodo di rodaggio maggiore, in termini di prove. I fatti mi dicono che l’intuizione è stata giusta. Sono stato ampiamente ripagato”.