Bologna, 7 dicembre 2017 - I bambini d’oggi sotto l’albero si aspettano di trovare una play station o addirittura uno smartphone con cui aprire il proprio canale YouTube. Quelli di sett’antanni fa facevano gli occhi a cuore davanti a macchinine o trenini di latta e soldatini di indiani e cowboys, mentre alle bambine venivano riproposti i soliti cliché di donnine attraverso piccole cucine o bambole da coccolare.

Non sarà una mostra nostalgica La Befana vien di notte: quando i giocattoli erano doni preziosi (FOTO) allestita al Baraccano da sabato al 7 gennaio, però sarà l’occasione, soprattutto per i più piccoli, di scoprire un mondo di balocchi inedito e in qualche modo emozionante.

E poi, dopo le 5 vetrine, dove quattro sono di giocattoli per bambini e una sola per bambine (proprio a sottolineare la differenziazione e la varietà dei manufatti per il sesso ‘forte’ e la ripetitività di intrattenimento per quello ‘debole’) la presidente del Quartiere Santo Stefano Rosa Maria Amorevole, vorrebbe trarre ispirazione dal Museo del Soldatino che attraverso il suo curatore Mike Naldi va avanti con passione, per pensare altre tipologie di percorsi, sempre dentro a questo magico mondo del balocco che si presta splendidamente a un’analisi della nostra società nel tempo.

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«Il richiamo che vogliamo evocare con questa installazione – racconta Naldi – è quello dei doni natalizi, di tempi in cui i regali erano un’eccezione. Si usciva dalla seconda guerra mondiale e il paese, nella fase della ricostruzione, vedeva il regalo come una cosa preziosa, che si poteva aspettare un anno intero».

Il focus è sul Dopoguerra e sugli anni Cinquanta, quelli in cui anche la nostra città brillava nell’industria del giocattolo, con le aziende Marchesini specializzata in giochi in latta o la ditta Oscar con la prima plastica mista a bachelite. C’erano poi negozi mitici come Rossi in via D’Azeglio 13, che durò 100 anni dal 1895. «Il gioco – prosegue – ha sempre vissuto la fantasia del tempo e negli anni che trattiamo in mostra andavano molto i western, che influenzarono il mercato: la diligenza inseguita dagli indiani era un giocattolo cult venduto alla Rinascente a 1.750 lire, tantissimo».

L’unica vetrinetta per le bambine sa davvero di tempi lontani, quando bambole Lenci, cucine e camerette in miniatura spopolavano, finché fece capolino dagli Stati Uniti la Barbie. Nel mondo dei ragazzini gli anni ’50 videro imporsi il primo robot: si chiamava Robby Robot, si era visto nel film Il pianeta proibito, era prodotto in Giappone e segnò la fine della conquista del West.