Bologna, 5 luglio 2017 - E' il 'prurito' del quinto anno per SetUp. Così, con una gran voglia di rinnovare la propria relazione con l’arte contemporanea, la fiera arrivata in città come collaterale di Arte Fiera nel 2013, dopo un lustro di permanenza dall’atmosfera molto ‘berlinese’ e alternativa al primo piano dell’Autostazione delle corriere, trasloca per la sesta edizione, dal 2 al 4 febbraio 2018, al primo piano di Palazzo Pallavicini in via San Felice 24, guidata dal tema de L’Attesa e sostenuta per la prima volta dall’Ascom anche economicamente. Dai neon anni Settanta agli affreschi secenteschi che vegliarono sul giovane Mozart in uno dei suoi concerti in città, non è proprio uno schiocco di dita – perché la decisione di Simona Gavioli e Alice Zannoni è stata lunga e ponderata – ma nemmeno una distanza esagerata: cambia la cornice ma non il senso di SetUp con i suoi artisti, galleristi e curatori rigorosamente under 35.

In Autostazione (che dovrebbe comunque rimanere in parte come collaterale della collaterale per ospitare opere extra-large) SetUp disponeva di 2.200 metri quadrati di spazio più 600 dell’atrio, dove si svolgevano i talk: a Palazzo Pallavicini ce ne saranno 400 in meno, ma quei 1.800 metri quadrati al piano nobile sovrastati da soffitti altissimi e divisi secondo gli spazi di un’abitazione blasonata (residenza del conte Pallavicini fino a fine Ottocento) sembrano molti di più. Le sale sono di grande respiro e il pubblico abituato alla labirintica location di piazza XX Settembre che ha comunque regalato fascino alla fiera, rimarrà stordito. Parte della spinta all’evoluzione, Gavioli e Zannoni l’hanno avuta dai galleristi storici, quello zoccolo duro di 18 fedelissimi, che in questi cinque anni hanno gioito, resistito e infine convinto le ideatrici a traslocare.

«Dopo cinque anni – racconta Simona Gavioli, che ha iniziato a gestire una galleria, Spazio Blu, in casa sua poco meno di dieci anni fa, per poi decidere di dar vita a SetUp – bisogna avere il coraggio di rischiare di nuovo». E aggiunge: «Ci avevano offerto l’Autostazione anche per il 2018 ma abbiamo preferito ascoltare i nostri galleristi che ci hanno rese consapevoli del nostro cammino in questi anni: dall’esordio che scardinò l’immaginazione bolognese legata agli spazi dell’arte fino all’ultima edizione in cui era evidente che si stava chiudendo un’era».

Un ulteriore dettaglio non privo di significato è anche la spesa per la location (la fiera costa meno di 200mila euro): questa nuova, che apparentemente sembra guardarci da un piedistallo di preziosità, in verità costerà almeno il 35% in meno rispetto all’altra, perché verrà consegnata chiavi in mano solo per l’allestimento degli spazi, senza che le organizzatrici debbano occuparsi di altre mansioni che fanno salire i costi e obbligano a impegni burocratici ulteriori. In questi 1800 metri quadrati, poi, ci saranno meno gallerie, dalle 61 del 2017 si passerà a 45 e verranno eliminate anche certe rigidità sui progetti curatoriali che all’inizio sono stata una forza. Che ha fatto, pare, il suo tempo. Non verrà a meno la caffetteria, che sarà anzi unificata con il ristorante di cucina bolognese e riapparirà il salotto per i collezionisti imbandito sia al coperto che nella splendida terrazza del palazzo da cui si gode una vista unica.