Bologna, 20 ottobre 2017 - Alcune strampalate valutazioni lasciano increduli, come sempre. Ma ogni tanto anche le grandi guide gastronomiche si accorgono che a Bologna e dintorni sta crescendo qualcosa di interessante. ‘I ristoranti d’Italia 2018’ dell’Espresso, svelati ieri alla Leopolda di Firenze, premiano molti classici nostrani, ma anche volti nuovi. Il primo è quello di Alessandro Panichi, 36 anni, ligure di Sarzana, che dal 2010, col maître Giuseppe Sportelli, propone una grande cucina creativa a Villa Aretusi. Il suo bel ristorante, Sotto l’arco, passa da uno a due ‘cappelli’ (il massimo è 5, ottenuti anche quest’anno dal solito Bottura e da altri quattro chef in tutta Italia) e si allinea così ad altri due indirizzi giudicati in assoluto i migliori di Bologna e provincia: I Portici di Agostino Iacobucci e il Marconi di Aurora Mazzucchelli a Sasso Marconi.

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Il San Domenico di Imola, che aveva la stessa valutazione, è uno dei dieci ‘cappelli d’oro’, riconoscimento che da quest’anno premia i locali che hanno fatto la storia della ristorazione italiana. Splendida soddisfazione per Valentino Marcattilii e Max Mascia, anche se non si capisce perché alla prestigiosa medaglia del ristorante imolese non si possa affiancare una normale valutazione.

Vistoso successo anche per Cristian Mometti, l’esperto cuoco veneto che sta riportando ad alti livelli La Porta, in via Stalingrado: il ristorante di proprietà Unipol esordisce meritandosi anche un cappello.

La terza rilevante novità della guida, diretta dal potente e discusso Enzo Vizzari, si chiama Irina Steccanella. Con la raffinata cucina tradizionale del Mastrosasso a Savigno, la giovane cuoca (allieva di Romito, Bottura e Gino Fabbri) è la sorpresa di questa edizione. Per due motivi: entra in guida con un agriturismo dopo appena un annetto di attività e ottiene perfino un cappello, superando così un locale magnifico e storico come il vicinissimo Amerigo.

Confermano il cappello ottenuto un anno fa Massimiliano Poggi, il Cambio, l’Osteria Bottega, l’Antica trattoria di Sacerno e l’Osteria del Mirasole di San Giovanni in Persiceto. Compaiono per la prima volta l’Emporio Armani di Galleria Cavour e Vivo, il locale di Porta Saragozza ove Vincenzo Vottero ha trasferito l’estrosa cucina dell’Antica trattoria del Reno (che resta però in guida come Acqua pazza, Caminetto d’oro, Cesoia, Fourghetti, Arcimboldo, Oltre, Scacco matto e Vicolo Colombina).

Le pizze migliori, secondo l’Espresso, si trovano da Berberè, Ranzani 13 e Pummà. I locali segnalati in città calano di numero. Insomma, Bologna continua a non brillare nel panorama nazionale. Ammesso che faccia ancora testo il parere di una guida.