Bologna, 5 settembre 2017 -  Il muro che separa, ma che è anche uno dei primi veicoli di comunicazione esplorato dall’uomo. E poi c’è quello psicologico, fino a uno ormai entrato nella storia della musica grazie ai Pink Floyd. E’ proprio The Wall il titolo della prossima mostra che uscirà dal cilindro di Con-fine Art a Palazzo Belloni.

La nuova avventura espositiva partirà il 23 novembre, dopo la conclusione di Bologna Experience (tuttora in corso) e durerà fino al 6 maggio del prossimo anno. Saranno tante le esperienze in una che attendono i visitatori, fra opere d’arte, installazioni e videomapping.

Ma perché indagare l’idea del muro? «E’ una mostra particolare a partire dal titolo – spiega il curatore Claudio Mazzanti (l’art director è Patrizia Ansaloni) –: non è dedicata a un particolare artista, ma a un oggetto culturale che accompagna l’umanità fin dall’inizio della sua storia, che ci circonda continuamente e che è anche molto attuale se pensiamo alla geopolitica. Ma una disamina approfondita su questo tema è abbastanza rara».

E cosìÌ nelle sale di via Barberia 19 saranno raccontati vari tipi di muri, con un approccio trasversale, «a partire dalle grotte preistoriche, primo luogo di comunicazione dei nostri antenati che disegnavano sulle pareti gli animali cacciati». Il viaggio poi continua con «le mura dell’antichità», passando per i muri ormai crollati – come quello di Berlino – fino ad altri «ancora esistenti in tante parti del mondo» prosegue Mazzanti, citando l’esempio di Israele-Palestina.

Ma la mostra non indaga solo le separazioni, quanto le diverse funzioni che i muri hanno avuto nella storia. «Sono anche una protezione – continua il curatore – e un mezzo di comunicazione politica, fino alla moderna pubblicità. E poi ci sono i muri della memoria, con le lapidi e, in generale, tutta la storia dell’arte è stata una decorazione di muri, dagli affreschi ai quadri». Tante declinazioni «che saranno trattate con una serie di opere d’arte. Si va dai nomi più celebri come Pomodoro, Fontana e Rotella a vere e proprie installazioni interattive di artisti contemporanei. Ci saranno proiezioni di realtà virtuale, videomapping 3D, muri da toccare».

Poi la stanza dedicata ai Pink Floyd «con il riferimento emblematico al muro psicologico – analizza Mazzanti –. Troveremo un allestimento scenografico che rimanda al film e alla copertina del disco. E poi foto, spezzoni e schizzi preparatori del film». Ma non è finita, perché «è in arrivo un concorso internazionale di idee sul muro che stiamo realizzando assieme alla piattaforma Yac (Young Architects Competitions). I progetti vincitori saranno presentati proprio in una sezione della mostra».