Bologna, 15 ottobre 2017 - Rostropovich che suona il suo violoncello, note strazianti e piene di speranza tra le macerie di un muro, quello di Berlino che, cadendo, apriva (o almeno questo era il desiderio) una fase nuova nella storia contemporanea, riaccendendo sogni che si erano dissolti con la Guerra Fredda, è certo una delle espressione artistiche più alte della modernità. Perché i muri sono fatti per essere abbattuti e i linguaggi del sapere possono contribuire a farlo molto più di qualsiasi azione violenta.

Come racconterà la grande mostra, voluta da Con-fine Art e curata da Claudio Mazzanti in programma a Bologna a Palazzo Belloni, dal 23 novembre al 6 maggio, ”The Wall”, titolo che rimanda all’opera rock più famosa di tutti i tempi, quella che Pink Floyd scrissero proprio per celebrare il potere della musica nella lotta alle oppressioni, fisiche e psicologiche.

Nelle sale dell’elegante edificio di via Barberia 19 i lavori di persone che hanno fatto la storia dell’arte, e che con lo spirito che si cela tra le crepe di un muro sono molto a loro agio. Da Arnaldo Pomodoro a Lucio Fontana a Mimmo Rotella, uomini che tra squarci, manifesti strappati e dialogo con la città hanno dimostrato che la carica innovativa delle idee è più forte delle barriere.

Temi intorno ai quali gravita il concorso internazionale che accompagnerà l’esposizione, e che invita i creativi di tutto il mondo a confrontarsi con i muri che quotidianamente ci troviamo di fronte. Informazioni e iscrizioni sul sito www.competitionfordesigners.com

 

Mazzanti, le mostre che lei ha curato a Palazzo Belloni, pensiamo alla recente ‘Bologna Experience’, in realtà dell’esposizione tradizionale hanno ben poco. Sarà così anche per ‘The Wall’?

«Certo, è la stessa definizione di mostra che forse è stretta per i nostri appuntamenti. Noi vogliamo che il visitatore non sia mai pienamente consapevole di quello che troverà una volta entrato a Palazzo Belloni. Chiediamo che si lasci andare a una festa sensoriale, che si faccia avvolgere dalle infinite sollecitazioni che proponiamo. Più che esposizioni, sono occasioni di scoperta, ‘Esperienze’, appunto».

 

E da ‘The Wall’ cosa dobbiamo aspettarci?

«Una autentico itinerario, un viaggio che si stempera in tre rivoli che corrono paralleli, poi si incrociano, poi nuovamente prendono direzioni diverse. C’è l’aspetto storico, con il racconto della relazione tra arte e muro nel corso dei millenni, dai dipinti rupestri sulle grotte del paleolitico alle pareti affrescate, sino a moderni graffiti. Poi c’è la componente più strettamente ‘museale’, con le opere di personalità come del passato come Giambattista Piranesi e del presente come Arnaldo Pomodoro e Mimmo Rotella. Al centro la multimedialità, che, attraverso la tecnologie più avanzate, ci metterà di fronte ai tanti muri che ci circondano e con i quali, spesso inconsapevolmente dialoghiamo ogni giorno. Non solo quelli fisici, ma quelli che la nostra mente rende reali, quelli che impediscono di comunicare tra noi»

 

Sembra la storia che i Pink Floyd hanno raccontato in ‘The Wall’....

«Al capolavoro del gruppo inglese sarà dedicata proprio una installazione, per ricreare il clima che generò quell’opera, nata dal disagio mentale che spesso deriva dal rapporto, anzi dal non rapporto, tra l’artista e il suo pubblico».

 

Ci saranno delle sorprese?

« ‘The Wall’, nel suo complesso, sarà una continua sorpresa, perché porrà al pubblico delle domande. A un certo punto il visitatore si troverà di fronte una porta. Solo alcuni, scelti casualmente, potranno accedere alla stanza che c’è dietro. E dentro si troveranno immersi in un ambiente che non possiamo svelare. Perché è la casualità che ci fa nascere da un parte o dall’altra di un muro».

 

Un esperimento, il vostro, che ha un respiro internazionale.

«Sì, abbiamo rivolto a creativi di tutto il mondo le stesse domande che ci hanno spinto a mettere in scena ‘The Wall’ e a lanciare un concorso nel quale invitiamo artisti di ogni area a proporci la loro idea di ‘Muro’».

 

Chi giudicherà i lavori?

«Una giuria di grande prestigio, ne fanno parte, tra gli altri, Arnaldo Pomodoro, l’architetto Massimo Iosa Ghini e Roberto Grandi, Presidente dell’Istituzione Bologna Musei. Per partecipare c’è tempo sino al 13 novembre. Per i vincitori, oltre a un premio in denaro, ci sarà la presenza all’interno dell’esposizione»