Pronto soccorso in tilt
Ultimatum al Maggiore
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Dopo il filmato del grillino Fàvia sulla situazione nel nosocomio cittadino il sindaco Delbono convoca il direttore dell'Ausl Francesco Ripa di Meana

BOLOGNA, 6 OTTOBRE 2009 - PRONTO SOCCORSO sotto accusa. Il dibattito innescato da Manes Bernardini, in consiglio comunale per la Lega nord, e dalle videodenunce sulle attese-fiume al Maggiore — girate sul posto e messe in rete su Youtube da Giovanni Fàvia, consigliere comunale del gruppo Beppegrillo.it — finisce nelle aule di consiglio in Comune e in Provincia. Il pressing delle opposizioni sulle istituzioni sembra dare qualche frutto.
Il sindaco Flavio Delbono, in qualità di massima autorità sanitaria cittadina, ha già convocato a Palazzo d’Accursio Francesco Ripa di Meana, direttore dell’Ausl cittadina. Un faccia a faccia — preceduto da una telefonata molto decisa del sindaco — in cui si affronterà il ‘caso Maggiore’. I due si vedranno a breve.
N PROVINCIA, intanto, l’assessore Giuliano Barigazzi — rispondendo in aula a un’interrogazione di Giovanni Leporati (Pdl), che denuncia «tempi di attesa sconcertanti» al pronto soccorso del Maggiore — ammette «disagio e sofferenza». E, nelle vesti di presidente della Conferenza sociosanitaria, chiede alla direzione dell’ospedale Maggiore «di presentare entro venerdì un piano articolato su tre elementi: logistica, organizzazione e separazione dei percorsi per chi ha bisogno di visite di pronto soccorso o di controllo». A questo, dovrà essere affiancata «una valutazione sull’organico, da effettuare anche con i sindacati».
Leporati insiste. Denuncia la sensazione di «totale disorganizzazione» provata al pronto soccorso del Maggiore. «E’ una cosa indegna — sbotta —. E’ora di tagliare qualche testa. Qualcuno deve andare a casa».
Il consigliere del Pdl invita quindi Barigazzi all’azione: «Si travesta e vada a vedere che succede». L’assessore risponde secco: «Meglio fare politica che travestirsi da pagliaccio». Poi assicura: «La politica in generale e il sottoscritto in particolare non hanno solo verificato e controllato, ma anche pianificato».
ANCHE in comune l’opposizione continua a farsi sentire. Bernardini denuncia «le tantissime segnalazioni di cittadini che aspettano 7-8 ore per una diagnosi». Il segretario del Carroccio non getta la croce addosso «a chi presta attività» al pronto soccorso. Ma incolpa «scelte sbagliate su organici e spazi». E la decisione «di chiudere il pronto soccorso ortopedico notturno del Rizzoli». Bernardini invita quindi il sindaco ad affrontare subito il problema, «perché ogni giorno di ritardo può essere un giorno di pericolo in più».
La sanità bolognese «sta perdendo terreno», denuncia Maria Cristina Marri dai banchi dei guazzalochiani. Il pronto soccorso «scoppia», e che «anche la Regione ha dovuto ammettere che il modello non regge, che il codice colore si è dimostrato non efficace».
Quanto al pronto soccorso ortopedico, la scelta di chiudere il notturno a Rizzoli «è stata calata dall’alto sulle teste dei pazienti». Significativo, secondo la Marri, il fatto che «il sindaco non sia andato all’inaugurazione».
A QUESTO PUNTO, però, «va affrontata la riorganizzazione di alcuni servizi». Delbono, che ha tenuto per sé la delega alla Sanità, «dovrebbe cominciare a riflettere e dire cosa ne pensa». Ed entro fine mese, prima cioè che i direttori diano gli indirizzi organizzativi delle Ausl, «sarebbe opportuno riunire un consiglio comunale straordinario», per capire se le scelte che saranno fatte «vanno della direzione delle esigenze dei cittadini».
Corrado Melega, consigliere comunale del Pd, riconosce che «la difficoltà risale a problemi organizzativi». Ma avverte: «Non va mai dimenticato che la Finanziaria 2009 ha limitato i fondi al Servizio sanitario nazionale. E questo si riflette sull’organizzazione sanitaria anche in Regioni virtuose come la nostra».
Melega difende comunque la sanità emiliana. «Non è solo il presidente della Regione Vasco Errani a dire che è buona. Lo dice anche il Sole 24 ore, a meno che le classifiche del quotidiano economico valgano solo quando Bologna retrocede in qualche settore». Il consigliere del Pd si dice quindi perplesso di fronte al mezzo della videodenuncia: «Se si vanno a intervistare persone preoccupate ed esasperate, e che pensano che i loro problemi siano più importanti di quelli degli altri, le risposte non saranno rassicuranti». Alla fine, la «visibilità politica e mediatica» che deriva da queste iniziative «va a vantaggio solo di chi le fa».
di Luca Orsi
