Salviamo le Sette Chiese,
L'appello dei monaci:
"Stateci vicino, abbiamo bisogno"
Ieri durante la messa l'appello del monaci ai bolognesi: "Sostenete il restauro" Volantini e cartelli in varie lingue. "Il Carlino ci sostiene in maniera egregia" Ecco i conti correnti
Bologna, 30 novembre 2009 - «VI CHIEDO di starci vicino, di sostenerci. Perché è di questo che abbiamo bisogno». L’appello di padre Ildefonso Chessa arriva alla fine della messa. È diretto ai fedeli riuniti in Santo Stefano — e attraverso loro a tutti i bolognesi — a nome dei 14 monaci Benedettini Olivetani custodi delle Sette Chiese. La basilica ha bisogno di urgenti, non più rinviabili restauri. Servono tre milioni di euro. Salviamola, è scritto in rosso sui volantini che uno dei frati dispone con ordine su sedie e panche. Aiutami, si legge su un cartellone sistemato in bella vista nella Chiesa del Crocifisso.
«Senza la vostra solidarietà e il vostro sostegno, possiamo fare ben poco», spiega padre Chessa. È un Sos lanciato anche all’estero. Dove, «cosa buffa e triste — afferma il monaco — tutti sanno cos’è Santo Stefano, mentre se a Bologna non diciamo le Sette Chiese, pochi sanno che questa basilica è dedicata al primo martire cristiano».
IL NOSTRO giornale ha lanciato una sottoscrizione pubblica per reperire i fondi necessari ai restauri. Due i conti correnti disponibili, in tutte le filiali Carisbo ed Emilbanca. «Quello del Carlino, quotidiano che da 125 anni racconta la storia di Bologna, è un sostegno egregio, stupendo», riconosce dom Chessa. Che ai bolognesi chiede, con garbo, «un obolo: quello che potete, e se volete. Nessuno si senta obbligato».
Fra i primi a rispondere all’appello c’è stata Coop Costruzioni. Il presidente, Adriano Turrini, ha messo sul piatto «100 milioni di euro in lavoro, opere e materiali». E venerdì, l’impegno di «individuare un primo stanziamento di un milione di euro per il 2010» da parte di Sandro Bondi, ministro per i Beni culturali.
Una promessa accolta con soddisfazione dai monaci. Ma anche con una buona dose di prudenza: «Rispetto il ministro, ma io ci credo quando lo vedo», ammette padre Chessa.
I LAVORI necessari alla basilica sono complessi. Si tratta, spiegano i frati, di prosciugare dall’umidità le fondamenta millenarie del complesso monumentale, sistemare il tetto dell’ala destra, che percola acqua, rifare gli infissi, stabilizzare la parte esterna del presbiterio e mettere mano ai pavimenti della chiesa romanica dei Santi Vitale e Agricola, vissuta dai visitatori (oltre 450mila l’anno, da tutto il mondo) come la parte più ‘pura’ e ‘integra’ dell’intero complesso stefaniano.
I FEDELI raccolgono i volantini. I turisti, che sciamano in chiesa dopo al termine della funzione, si fermano a leggere gli appelli. Uno dei cartelloni (Help me) è in inglese. Ne sono stati preparati anche in francese e tedesco. Presto ne sarà pronto uno in spagnolo. E i frati stanno organizzando una nutrita serie di iniziative. «Ci saranno alcune grandi sorprese», assicura dom Chessa.
Santo Stefano «è un patrimonio di tutti», afferma l’ex prefetto Sergio Iovino, appena uscito da messa. Per questo «tutti dovremmo fare la nostra parte, ciascuno secondo le proprie possibilità». Sul sagrato, Susanna Fiorelli si dice «convinta che i bolognesi risponderanno alla chiamata» dei monaci. «In ogni occasione in cui c’è stato bisogno — afferma Bruno Ortolani — la città ha sempre risposto compatta».
Questa volta «i frati fanno sul serio, perché la situazione è grave», commenta Giovanna Dirani. Con l’auspicio «che alle parole di tanti seguano presto segni tangibili di sostegno». Anche Vanni Trombetta ha una speranza: «Che tutta la città risponda all’appello dei monaci. Bologna è una città generosa».
di LUCA ORSI
