Il doppio appello per Santo Stefano lanciato al mondo delle imprese e della cooperazione da Marco Minella, segretario generale della coop Camst, e da padre Ildefonso Chessa, comincia a muovere le acque. Da Segata (Coop Dolce) 3mila euro per i restauri
IL DOPPIO appello per Santo Stefano lanciato al mondo delle imprese e della cooperazione da Marco Minella, segretario generale della coop Camst, e da padre Ildefonso Chessa, monaco della comunità di benedettini olivetani che custodisce la basilica, comincia a muovere le acque.
In tre giorni, oltre ai 10mila euro della Camst, sono stati annunciati al Carlino i contributi della Cna — i cui restauratori specializzati ‘adotteranno’ una parte dei restauri necessari alle Sette Chiese — della Coop Ansaloni (10mila euro) e dell’associazione ManagerItalia Bologna (cinquemila euro). E ieri, ancora dal mondo delle cooperative, si è aggiunto un ulteriore contributo: i 3mila euro della coop sociale Dolce, promessi dal presidente Pietro Segata.
C’è qualcosa che la lega a Santo Stefano?
«Padre Sergio Livi, il rettore della basilica, era il mio insegnante di religione a quello che allora era il IV liceo. Lo chiamavamo il don. Ne ho un ricordo bellissimo... Spesso ci fermavamo per lunghe chiacchierate con lui, proprio davanti al portone della basilica».
Ha più frequentato quei luoghi?
«Durante l’adolescenza, la nostra compagnia si ritrovava in piazza Santo Stefano. E, da circa trent’anni, ci faccio un salto quando vado da Gino, il barbiere che affaccia sulla piazza. Insomma, è un luogo cui sono affezionato, oltre a essere un luogo simbolo per Bologna».
La Dolce sostiene altri progetti di tipo culturale?
«La nostra cooperativa ha sempre sostenuto, in modo diretto o indiretto, iniziative ‘figlie di un Dio minore’, cioè fuori dal percorso degli aiuti istituzionali, per esempio delle Fondazioni bancarie. Per i restauri di Santo Stefano, ci siamo mossi sensibilizzati anche dalla campagna del Carlino».
Cosa pensa dell’appello di Minella alle imprese bolognesi, con l’invito a destinare lo 0,01 per mille del fatturato ai restauri di Santo Stefano?
«Condivido. E sosterrò la proposta di Minella nell’ambito del movimento cooperativo».
Che cosa l’ha convinta?
«Il fatto che raccogliere, anche poco, da un elevato numero di imprese, permette di frenare la polverizzazione della filantropia e della generosità. Cioè a non disperdere le risorse con cui, va detto, gli imprenditori bolognesi, attraverso le società o a titolo personale, sostengono buone cause».
Ritiene necessario organizzare la solidarietà?
«Penso sia utile mettere in rete ciò che, come appena detto, già avviene».
Come si può fare?
«Penso a una Fondazione di comunità, che metta in rete le risorse e, di volta in volta, le indirizzi su un progetto specifico. Una sorta di fondazione di scopo».
Concentrare anziché disperdere a pioggia?
«Una comunità, specie di questi tempi, deve darsi delle priorità chiare. E su queste priorità concentrare le risorse».
di Luca Orsi
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