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Speciale Santo Stefano

cronaca

Una sorgente di fedi e miracoli

L’acqua nella storia della chiesa. Il prodigio nel 1307 un infermo guarì dopo aver bevuto dalla fonte del santuario
 

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LE MOTIVAZIONI e le finalità che per secoli hanno condotto i fedeli alla Gerusalemme bolognese di Santo Stefano non sono diverse da quelle su cui si fonda ogni tipo di pellegrinaggio; ad esse si sono naturalmente aggiunte le particolari attese e forme di culto indotte dalla peculiarità della meta. L’incontro col santuario — il luogo in cui si conservano e si venerano le reliquie del santo — è un contatto tra la corporeità della vita terrena e la sacralità che introduce alla vita spirituale e al sovrannaturale. Il pellegrino giunge al sacrum sacellum del santo o laddove si custodiscono sue vestigia e immagini, e prega, offre doni, confida le sue attese, i suoi dubbi, le sue paure; beve o tocca l’acqua talvolta posta vicino alle spoglie del santo; spera di ottenere la “perdonanza”, o la guarigione da una malattia. Le grazie e i miracoli attribuiti a Santo Stefano, a Petronio, a Bononio, alla Madonna delle Gravide e della Nunziata, ai Santi Vitale e Agricola, non si discostano da quelli attesi e invocati dal pellegrino d’oggi che si reca devozionalmente alla Madonna di Lourdes o di Medjugorie. Nulla è cambiato: il santuario è per il credente il riferimento per la ricerca di certezze; il pellegrino del XXI secolo, guarito miracolosamente da una grave malattia esprime il suo stato di grazia e di riconoscenza con modalità non dissimili da quelle di altri tempi. Quello che si è modificato nel tempo sono quei mezzi di trasporto che permettono di raggiungere più velocemente e più comodamente i luoghi sacri.


Abbiamo ricordato nelle volte scorse che l’acqua e il suo dolce mormorio hanno attraversato la storia di questo straordinario e misterioso luogo che è la basilica di Santo Stefano. Siamo partiti dalla sorgente che probabilmente alimentava il tempio dedicato alla dea egizia e successivamente il verosimile sacellum cristiano. Facciamo ora un balzo in avanti di vari secoli e arriviamo al 1307: un evento sorprendente si verificò proprio in quell’anno.
E’ il giorno di Pentecoste e alla chiesa del Santo Sepolcro giunge un infermo. La disperazione, il dolore, la devozione lo spingono a bere quell’acqua: e prodigiosamente guarisce. Il fatto ebbe tale risonanza che nei giorni seguenti i monaci furono costretti a chiedere al Comune di portar tende nella piazza antistante per dare riparo a 150 malati che sopraggiunsero nella speranza di essere miracolati e alla moltitudine di pellegrini convenuti da ogni parte. Così le disposizioni ordinate dal Comune:


1. Che due ò tre Padiglioni del Commune, si dovessero stendere nella piazza del detto Monasterio, accioche tutti quei, che da lontane parte venivano à detta devozione, & dal Sole, & dalla pioggia fossero difesi.
2. Che s’ordinasse, che li poveri infermi, che quivi si trovavano, havessero ogni giorno tre corbe di pane, & tre di vino, alle spese del Commune di Bologna, per sostentare li poveri, che d’indi non si potevano partire.
3. Che niuna donna si potesse accostare al detto Monasterio, & luoco, con ornamenti lascivi, mentre durassero li detti miracoli: acciòche non fosse data materia d’offendere Dio, & quelli quivi venivano.
4. Che s’eleggessero dai Padri del detto Monasterio, che raccogliessero le elemosine per li poveri vergognosi, con quattro huomini de’ migliori di detta Parrocchia, che poi a detti poveri l’havessero à dispensare.
5. Che li detti dui Padri, & huomini soprannominati, havessero à raccogliere tutte l’offerte, & rendite,. che fossero fatte à detto Monastero, mentre durassero li detti miracoli & consegnarle presso al Pretore di mese in mese.
6. Che il Pretore avesse à dare à detti Monaci huomini, & soldati, che vietassero ogni tumulto & disordini, che avvenire potessero. Il che dal Consiglio fù tutto loro concesso, & il Vescovo anch’egli deputò altri quattro oltre li soprannominati; acciòche assieme con un Pietro dalla Marca le elemosine à Poveri fossero dispensate.
 

Nell’autunno 1321 la piazza fu accomodata e probabilmente selciata o ripavimentata, perché divenuta fangosa al punto da impedire le tradizionali processioni in onore di san Petronio e di san Floriano. Che l’acqua di questa sorgente abbia alimentato dapprima un culto pagano e poi cristiano è indubbiamente un aspetto di straordinario fascino; ma forse il maggiore interesse nasce nel comprendere la sua funzione e il suo significato: l’acqua “nutre”, purifica e restituisce la vita e le speranze al fedele che entra in contatto con essa.
(8. continua)
 

di Beatrice Borghi










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