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Anche Facebook scende
in campo per la basilica

Su Facebook è nato un gruppo a favore della chiesa con 450 iscritti

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ANCHE la rete si inizia a mobilitare per Santo Stefano. Come sempre negli ultimi tempi, il mezzo più immediato è il social network Faceboook. Il gruppo ‘Salviamo la basilica di Santo Stefano’ si è costituito a fine novembre e in poco meno di due mesi ha già raggiunto i 451 iscritti. Tra gli altri anche personaggi già noti sotto i portici, come Federico Galassi, salito alla ribalta delle cronache per la sua affezione allo storico negozio di dischi Nannucci, Michele Laganà uno dei tanti candidati a sindaco nella scorsa primavera, e Franceschini. Non Dario, l’ex leader del Pd, ma Alessandro, il consigliere del quartiere Reno.
 

«UN APPELLO non solo ai bolognesi ma anche tutti i cittadini del mondo» recita il comunicato, che prosegue: «Fu luogo di culto cristiano e passaggio obbligato per i pellegrini verso Roma e Terra Santa, un’occasione per dare la giusta attenzione a quello che per molti è il cuore della Bologna cristiana, ma per tutti è un patrimonio di valore inestimabile» conclude saggiamente. Secco e coinciso il commento di un utente: «Ci sono i resti dei primi protomartiri della cristianità Vitale e Agricola» mentre c’è chi punta in alto e auspica «né più né meno lo stesso trattamento riservato a Place Vendôme».
 

LO SPAZIO per la polemica non manca mai e si invitano le istituzioni a reagire contro un non meglio identificabile nemico: «La gente incivile andrebbe presa per le orecchie e multata, credo che i fondi arriverebbero in fretta». Esiste anche un altro gruppo, sempre su Facebook, chiamato «Aiutiamo Santo Stefano», e con il nobile scopo di informare i più sulla raccolta fondi promossa dal nostro giornale. Qui il numero degli iscritti finora raggiunto è basso: sette. Un sito molto attivo sulla questione risulta essere invece patrimoniosos.it, il cui sottotitolo recita «in difesa dei beni culturali e ambientali». Nato «dalla volontà di un gruppo di privati cittadini preoccupati per il destino dei beni culturali del nostro Paese» monitora con attenzione la situazione delle Sette Chiese fin dall’inizio della raccolta.

 

Sarah Buono










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