In strada
Maggiore
crepe, scosse
e rabbia
Allarme Civis: "Trema tutto, pavimenti e vetri". Il sogno dei residenti: "Meglio ritornare al passato, quando c'erano cavalli e carrozze"
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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

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Bologna, 30 luglio 2010. CAVALLO e carrozza. Inizia così la favola bolognese. Cara nostalgia dei tempi migliori. Dell’epoca in cui nelle strade solo il trotto delle eleganti creature a quattro zampe rispondeva alla stessa eco. C’è chi la ricorda così strada Maggiore. Dai racconti, dalle foto, dalle cartoline. Tutto in bianco e nero. Poi, con i colori, è arrivato il traffico. Le macchine, i motorini, i bus e infine... l’incubo del Civis. Qualcuno auspica un ritorno al passato. I più realisti, più semplicemente, dicono no a tutto ciò che può danneggiare la bellezza senza età dei palazzi del centro storico.
SCOSSE, crepe e un po’ di rabbia. Queste sono la causa e gli effetti del passaggio continuo di mezzi pubblici nella via che dalle Due Torri arriva a porta Mazzini. «Le vibrazioni sono continue — racconta Paolo Venturini che vive al civico 20 e lavora come portiere al 22 —. Le crepe? Stanno iniziando. Negli ultimi tempi ho visto applicare vetrini sulle fessure formatesi sulle facciate dei palazzi proprio per monitorare l’apertura delle stesse. Andando avanti così, altro che crepe. Cadranno direttamente gli edifici. Era una volta che andavano bene le cose: cavallo e carrozza. Tornare indietro?». Praticamente bello e impossibile.
Attraversiamo la strada perché un’ex inquilina ci segnala delle crepe nello stabile al civico 49. Nelle scale ci sono. Ma nessuno sa dirci la causa. Nessuno perché il palazzo è praticamente vuoto. All’ultimo piano c’è una signora. Ci fa entrare in casa. Arriviamo nella camera da letto. «Vedete quella crepa lì? (la indica con un bastone, ndr). Mi hanno detto che si tratta di una crepa strutturale. Sono qui da 8 anni — spiega Giancarla Craviari —. All’inizio non c’era. Si è formata con il tempo». La crepa si trova sopra la finestra. È lunga. In un tratto è anche profonda. Una certezza c’è: «Tremano tutti i vetri».
Federico Franchini vive al numero 47. Si tratta di un palazzo storico, del 1700. Abita al terzo ed ultimo piano. Iniziamo a parlare davanti al portone. «Le vibrazioni? Sono un dato di fatto. Prima che riasfaltassero tra il civico 45 e 47, i sassi facevano la tarantella». Saliamo a casa con lui. Crepe evidenti sostiene che non ci siano. Raggiungiamo le stanze che affacciano su Strada Maggiore. E qui, la sorpresa. Su una colonna ce ne sono due e in sala un’altra. Salutiamo e passiamo al civico 52.
ANDIAMO direttamente ai ‘piani alti’. Ci apre Filippo Pavoncelli. Anche qui una crepa sul muro c’è. «Al passaggio dei mezzi — dice — trema tutto. Vetri e pavimenti». Non finisce a dirlo che ce ne rendiamo conto da soli. La sensazione è fastidiosa. Come se ti tremasse la terra sotto i piedi. Come una vera scossa di terremoto.
Al civico 70 c’è Massimo Stagni. È il portiere del palazzo. «Crepe ce n’erano eccome. Proprio lo scorso anno hanno restaurato».
Altro edificio, altro custode. Si chiama Pietro Cavalli. Insieme alla moglie, Grazia Solla ci spiega la situazione: «La proprietaria del palazzo già 6 mesi fa ha mandato delle raccomandate alla Sovrintendenza e al Comune per il problema delle vibrazioni causate dal passaggio dei bus continui». Passano pochi minuti ed entra un inquilino, Alberto Consiglio. «Servirebbero i filobus. Altro che Civis. È un mezzo pesante e inutilmente ingombrante. Già l’aver asfaltato un tratto di Strada Maggiore, una via romana utilizzata dalle truppe per andare verso Imola, è assurdo».
Che dire? Se tornassimo alle carrozze, saremmo a cavallo.
di FEDERICA ANDOLFI
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