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"Le nuove
droghe killer
mandano in tilt
i soccorsi"

La dottoressa Ivana Zele dell'unità operativa di Medicina d'urgenza e Pronto soccorso del Sant'Orsola lancia l'allarme dopo la morte di Enrico: "Non siamo preparati a queste sostanze"

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Enrico Rumolo (Foto Saracino)
Enrico Rumolo (Foto Saracino)

Bologna, 13 ottobre 2010. "Con le nuove sostanze in circolazione, in pronto soccorso ci troviamo in serie difficoltà". A lanciare l’allarme è un medico in prima linea, la dottoressa Ivana Zele dell’unità operativa di Medicina d’urgenza e Pronto soccorso del policlinico Sant’Orsola.

Lei non era in servizio all’alba di domenica, quando nella sua ‘trincea’ è arrivato Enrico Rumolo, il diciannovenne di Carpi che, l’indomani mattina, sarebbe morto per un mix fatale di droghe dopo una serata trascorsa al circolo Arci Synklab di via Mattei. Le analisi hanno rilevato nel suo sangue presenza di metanfetamine, ketamina e cannabinoidi.

"Non è la prima volta — aggiunge — che arriva un ragazzo in coma accompagnato dagli amici e non sappiamo cosa è successo e cosa ha preso. A mio avviso c’è mancanza di conoscenza e di formazione specifica: è necessaria una crescita culturale da parte del personale sanitario in questo ambito e servirebbero anche laboratori più attrezzati. Nel pronto soccorso la tossicologia è un punto chiave, ma anche uno dei meno conosciuti".

Le indagini dei carabinieri, coordinati dal pm Morena Plazzi che procede con le ipotesi di spaccio e morte in conseguenza di altro reato, proseguono per individuare i pusher che hanno venduto a Rumolo e ai suoi amici le droghe. I ragazzi avrebbero detto di avere acquistato Mdma e ketamina, ma non ‘fumo’, da tre spacciatori diversi in altrettanti momenti successivi nei pressi del locale, tra il vicino autolavaggio e il parcheggio. Almeno due dei pusher sarebbero italiani e in queste ore gli accertamenti proseguono con grande riserbo, segno che forse l’attesa svolta nell’inchiesta non è lontana. Entro oggi potrebbe essere eseguita l’autopsia sul diciannovenne: l’esame dovrà dare risposte più precise sulla catena di eventi e sul ruolo delle diverse sostanze nel decesso.

"Stavamo ballando in pista e ho visto Enrico sbiancare in volto e diventare rigido — racconta uno dei ragazzi che erano col diciannovenne —. Un buttafuori si è accorto che stava per crollare e si è avvicinato per sorreggerlo. Sembrava che avesse le convulsioni. Io non toccherò mai più niente in vita mia, non rifarò quello che abbiamo fatto quella sera e nessun altro dovrebbe mai farlo".

Anche Rita, la madre della vittima, lancia un appello affinché i giovani prendano coscienza del rischio: "Devono sapere a cosa vanno incontro — afferma — e loro devono essere i primi a denunciare chi spaccia. Non dimenticate quello che è successo a mio figlio".

di EMANUELA ASTOLFI ed ENRICO BARBETTI


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