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Andrea Sandri:
"La gente è stufa
delle scritte sui muri"

L'amministratore delegato della Max Information, agenzia del gruppo Armando Testa, è l'autore della campagna pubblicitaria che andrà avanti fino alla giornata del 23 ottobre

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tratta dai dizionari Zanichelli
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DA PUBBLICITARIO, è abituato a intuire ciò che vuole la gente. Andrea Sandri, bolognese, ma con grandi esperienze a livello internazionale, amministratore delegato di Max Information — agenzia di pubblicità del gruppo Armando Testa — non ha dubbi: «La gente è stufa dei graffiti che deturpano i muri della nostra città. Vuole dire basta». E di fronte a questo «malumore diffuso», a questa «voce che sale dalla città» lui — che abita in centro, e che più volte ha dovuto ripulire da scritte e tag i muri di casa — ha deciso di «fare qualcosa, per amore della mia città». Nasce così l’idea della campagna sociale Diamo una mano... alla nostra città — che andrà avanti fino a sabato 23 ottobre, il No graffiti day, sulle fiancate dei bus e sulle pagine del nostro giornale — che Max Information ha ideato e offre in occasione della mobilitazione cittadina contro i graffiti lanciata dal Carlino per sabato 23 ottobre.

Qual è il senso di questa campagna? «Parte da una premessa: il vandalismo grafico in questa città è un problema così diffuso che si può risolvere solo con la forza di tutti noi cittadini. Solo se tutta la città si unisce. Dunque, ‘diamoci una mano’».

E diamola anche alle istituzioni. «Non c’è dubbio. Ecco perché dalla giornata antigraffiti che avete lanciato deve partire un messaggio ben chiaro: noi cittadini dobbiamo smettere di lamentarci e basta. È tempo di agire, a fianco di chi combatte in prima fila. In questo caso, Carlino, Ascom e Comune».

Chi ha avuto l’idea del pennello e delle gocce di vernice? «Io ho pensato lo slogan Diamo una mano... alla nostra città. E il pennello è stata una scelta naturale. A quel punto, il nostro art director ha trovato una grande immagine: le gocce di vernice arancione, il colore dei muri di Bologna, che prendono la forma di portici, simbolo della città. Trovo che il prodotto finale sia molto buono. Fa ‘pensare avanti’».

 Lei è stato toccato dal problema dei graffiti? «Ho già ripulito diverse volte i muri di casa mia. Il fenomeno è particolarmente odioso perché la casa è il nostro nido, il luogo dove vivono le nostre famiglie. Ecco perché dico che questa è una campagna sociale forte, che viene dal cuore».

Pensa che questa idea di comunicazione avrà successo? «La prova del nove si vede dopo. Certo, non è come far comprare un dentifricio. Bisogna vedere se i bolognesi hanno una reale voglia di cambiare le cose. E per cambiare bisogna darsi da fare. Intanto, insieme con il Carlino abbiamo posto il problema, in modo ufficiale, al centro del tavolo. Ma se, al momento buono, nessuno si muove, vuole dire che forse va bene così. Poi, però, nessuno potrà più lamentarsi».


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