Speciale Santo Stefano

RESTAURO

Santo Stefano, sfondato
il muro dei 600mila euro

Il cuore dei bolognesi spinge la sottoscrizione lanciata dal Carlino. Via ai lavori il 10 gennaio. Dom Chessa: "Con i fondi del Governo siamo a metà strada: ma ancora nulla dalle imprese"

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Bologna, 29 dicembre 2010 - Sfondato il muro dei 600mila euro. La sottoscrizione pubblica lanciata dal Carlino a favore dei restauri della basilica di Santo Stefano ha toccato quota 601.941,15 euro. E presto — grazie ai versamenti delle ultime iniziative, non ancora registrati — la supererà di slancio. «Continuiamo a essere sorpresi e commossi dalla risposta dei bolognesi», afferma dom Ildefonso Chessa, monaco della comunità benedettina olivetana che dal 1946 custodisce il complesso delle Sette Chiese.

 

Per i restauri — che partiranno il 10 gennaio, giorno da cui sarà attiva la Dia comunale — servono circa 3,5 milioni. Al momento, oltre ai soldi della sottoscrizione, sono in cassa i 300mila euro del ‘Fondo per la tutela dell’ambiente’ (ottenuti su iniziativa di Massimo Palmizio, senatore Pdl), e si attende il milione di euro stanziato dal ministro Sandro Bondi. «Siamo a metà del guado», calcola dom Chessa. Che striglia però «il mondo imprenditoriale bolognese, da cui purtroppo non è ancora venuto alcun segnale concreto».

 

L’impresa Montanari — cui sono stati affidati i primi due lotti dei lavori più urgenti — sta completando il complesso montaggio dei ponteggi. Si procederà alla revisione del tetto dello studentato, con parziale sostituzione dell’orditura lignea e il cambio di grondaie e pluviali, ormai corrosi. Il secondo intervento prevede il controllo della struttura lignea del presbiterio (o Cappellone), il recupero della volta dove è danneggiata dalle infiltrazioni d’acqua e il recupero e il ripristino degli intonaci esterni del presbiterio.

 

Intanto, l’Associazione provinciale dei periti industriali offre ai monaci le proprie competenze. «Prepareranno, gratis, i progetti della messa a norma dell’impianto elettrico e di tutta l’illuminotecnica», spiega l’architetto Salvatore Fazio, direttore dei lavori. Che annuncia anche il ritrovamento, dopo quarant’anni anni, «di copie dei quattro mensoloni che ornavano la facciata della chiesa dei Santi Vitale e Agricola, un tempo di San Pietro». Sono stati trovati a Villa Verucchio, nel riminese, «durante alcune ricerche storiche che portiamo avanti in parallelo con i lavori». Dei mensoloni originali, «donati dai monaci alla chiesa di Scascoli, ricostruita nel primo dopoguerra, si sono invece perse le tracce».

 

Il restauro complessivo — che si è preferito frazionare in singoli interventi specialistici, piuttosto che affidarsi a un unico, mega appalto onnicomprensivo — dovrebbe durare circa tre anni. Ma «in nessun caso — assicura dom Chessa — i cantieri interromperanno la vita e l’attività liturgica della basilica». L’intervento più complesso e costoso — con previsione di spesa di oltre 1,2 milioni — «sarà quello della regimentazione delle acque», afferma Fazio. Le infiltrazioni di umidità, che minano la salubrità di fondamenta, muri e colonne dell’intero complesso stefaniano, sono infatti il problema più grave da risolvere, «per evitare, come purtroppo già accaduto, di vanificare i lavori che verranno fatti».

di LUCA ORSI