Integrazione dei profughi Scendono in campo gli studenti

Da Bologna parte l'iniziativa del gruppo 'La piazza educativa' per aiutare gli esuli libici e tunisini: da una mappatura delle presenze sparse in città al sostegno emotivo

ARRIVO PROFUGHI VILLA ALDINI
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Bologna, 16 giugno 2011 - Sostegno emotivo e percorsi di accompagnamento educativo-pedagogici per i profughi della Libia e della Tunisia. È l’idea proposta dal gruppo di studenti di Scienze della formazione “La piazza educativa”, che fanno parte della rete per l’accoglienza riunita a Bologna dall’assessore comunale al Welfare, Amelia Frascaroli. “Attualmente- spiega Valentino Paoloni, membro del gruppo- sei di noi si stanno occupando, insieme all’associazione Piazza Grande, di svolgere una mappatura delle presenze sparse in città: cerchiamo di comprendere la provenienza, da quanto sono a Bologna e se hanno un permesso di soggiorno”.

Dopo il primo passo della mappatura dovrebbero infatti partire i progetti per migliorare l’accoglienza. “Quello che proponiamo noi- continua Paoloni- oltre ad aver dato la nostra disponibilità per gestire l’emergenza, è anche di istituire accompagnamenti che servano a loro come sostegno e supporto emotivo e che possano agevolare l’inclusione attraverso la conoscenza reciproca”. A preoccupare, in questo senso, è la ravvicinata scadenza dei permessi di protezione, prevista per ottobre. “Per non ritrovarsi irregolari hanno bisogno di un percorso che li renda autonomi, a partire dalla conoscenza della lingua”.

Per gli studenti di “La piazza educativa” si tratta anche di un’occasione per rendersi protagonisti nella vita cittadina. Il movimento è nato appena tre mesi fa, e tramite il web si è rapidamente allargato ad altre città (Palermo, Salerno, Perugia, Macerata, per citarne solo alcune). A Bologna il gruppo più operativo è composto da 15 persone, quasi tutti studenti fuorisede di Scienze della formazione, ma sono arrivate adesioni anche da lavoratori. “Il movimento è nato perchè siamo preoccupati per le condizioni di lavoro degli educatori sociali- spiega Paoloni- sappiamo che in questo momento la situazione è difficile, il lavoro non si trova oppure vengono offerti solo contratti di pochi mesi”.

A risentirne, secondo il movimento, saranno le comunità per minori, tossicodipendenti, stranieri minorenni non accompagnati, disabili in cui gli educatori sociali lavorano. “Il quadro al momento vede poche risorse pubbliche e cooperative in difficoltà- conclude Paoloni- ne discuteremo a Bologna nel primo meeting del movimento, dal 23 al 26 luglio prossimi”.

Fonte Dire

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