Bologna, 3 agosto 2011 - LA RAGAZZA bolognese che ai funerali del 6 agosto 1980 rifiutò di stringere la mano al presidente Sandro Pertini sfila silenziosa lungo via Indipendenza. Ha una gerbera appuntata sul vestito bianco: il simbolo dei parenti delle vittime. Il nome della mamma — Rosina Barbaro in Montani, 58 anni — è uno degli 85 nomi incisi sulla lapide appesa nella sala d’aspetto della stazione, sopra il cratere aperto dalla bomba. Oggi, Anna Maria ha più anni di sua madre. Cammina a testa alta. Da trentun’anni chiede verità e giustizia. Ogni anno con la stessa forza. Ma con sempre meno speranza: «No, non sono molto ottimista. Vorremmo tutti sapere la verità, ma...».

Ma?

«Penso che aspettino solo che muoriamo tutti per metterci una bella pietra sopra».

Oggi, in corteo con voi parenti delle vittime, ci sono anche molti giovani. Raccoglieranno loro il vostro testimone.

«È vero. Ci sono tanti ragazzi. Ma una cosa è sentire raccontare cosa è successo quel giorno di un anno in cui magari non eri ancora nato. Un’altra cosa è scavare con le mani nude fra le macerie per cercare tuo padre e tua madre. È come i racconti della guerra che sentivo da bambina. Cerchi di capire, ma non sarà mai come per chi li ha vissuti».

Lei era in stazione con i suoi genitori?

«No, sono arrivata quando ho saputo. Ricordo poi il correre su e giù per gli ospedali con il cuore in gola, la gente che dormiva in terra nei corridoi. E poi, la sensazione di essere soli. Allora non c’era l’assistenza psicologica che c’è oggi. Anzi, spesso avevi la sensazione di intralciare, ti facevano capire senza mezzi termini di toglierti dai piedi».

Suo padre si è salvato.

«Ma è rimasto invalido al cento per cento. È morto otto anni fa. E io ho sessant’anni, allora ne avevo 28... Non so quanto tempo continueremo...».

Perché, allora, non volle stringere la mano a Sandro Pertini? Eppure, la presenza del presidente fu apprezzata. Fu l’unico politico, insieme con il sindaco Renato Zangheri, a non essere contestato ai funerali.

«Non lo feci mica per lui, che era una persona degnissima. Ma semplicemente per quello che rappresentava. Certo, la cosa fece un po’ di rumore».

Ogni anno, alla vigilia del 2 agosto, si rinfocolano le polemiche politiche. Che ne pensa?

«Mi paiono spesso polemiche fatte ad arte. Le polemiche le dovremmo fare noi, che non sappiamo perché sono morti le nostre madri, i nostri padri, i nostri figli».

Proprio per evitare polemiche, anche quest’anno non c’è nessun rappresentante del governo.

«L’assenza del governo mi interessa pochissimo. E non mi interessa neppure se il governo è di destra o di sinistra... Uno vale l’altro. In questo Paese ci sono state quattordici stragi, e non siamo venuti a capo neppure di una».