Bologna, 3 dicembre 2011 - La Curia scende in campo contro il Comune per la decisione di consentire l'accesso alla Consulta per la famiglia anche a due associazioni legate al mondo gay. Un attacco durissimo, quello che si potrà leggere sul numero del settimanale 'Bologna Sette' in edicola domenica col quotidiano Avvenire. Si tratta di un editoriale non firmato e perciò ancor più autorevole. L'Arcidiocesi ne ha diffuso il testo integrale.

L'EDITORIALE


La decisione dell’autorità comunale di consentire l’accesso alla Consulta per la famiglia ad alcune associazioni a orientamento omosessuale costituisce una grave offesa in primo luogo alla ragione e al buon senso comune, perché non si capisce la congruenza dell’una con le altre; poi alla comunità civica, perché in palese contrasto con l’articolo 29 della Costituzione; e inoltre alla comunità cattolica – che pure è parte rilevante del consorzio bolognese - perché degrada a un relativismo senza fondamento nella persona umana quella concezione della famiglia che da secoli è patrimonio della nostra gente.


Di fronte alla comunità civica la Chiesa di Bologna denuncia tale decisione. Alla comunità cattolica dei credenti ricorda l’insegnamento perenne del magistero ecclesiale fondato sulla stessa dottrina apostolica (cf per es. Rom 1 ). Un insegnamento ribadito – come abbiamo ricordato anche di recente - dall’Arcivescovo Card. Caffarra nella sua Nota dottrinale ‘Matrimonio e omosessualità’ e dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che così si esprimeva in una Nota dottrinale il 24 novembre 2002: “Devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso […] ad essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza”; e il 3 giugno 2003: “Nessuna ideologia può cancellare dallo spirito umano la certezza secondo la quale esiste matrimonio soltanto tra due persone di sesso diverso, che per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, tendono alla comunione delle loro persone. In tal modo si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite”.


Pertanto i singoli fedeli e le associazioni che fanno riferimento all’appartenenza ecclesiale hanno il grave dovere, in forza della coerenza con la fede che professano, di astenersi da qualsiasi forma di cooperazione volta a promuovere o applicare concezioni della famiglia in palese contrasto con il magistero cattolico (cf Congregazione per la Dottrina della Fede n.5 del 3.6.2003).

“La Chiesa – continua la nota della Congregazione – insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento delle unioni omosessuali”. In questo contesto la presenza in organismi che nella denominazione si riferiscono alla famiglia costituzionale ma poi accolgono chi propugna orientamenti diversi è un messaggio carico di ambiguità e perciò contrario allo spirito di verità. Il dovere è perciò quello di uscirne.