Erano insieme a teatro quando hanno sentito il boato: "Il peggio? sentire un bimbo piangere perché aveva perso la mamma"
Bologna, 16 gennaio 2012 - Ci sono anche sette pensionati residenti nell’Alta valle del Reno (tre uomini e quattro donne) fra gli scampati alla tragedia del Giglio. Nella consapevolezza di essere vivi per grazia ricevuta, non esitano a dire in coro: «Abbiamo visto la morte in faccia». Ricordano che erano tutti insieme a teatro quando si è sentito un forte scossone. Un incaricato del comandante ha parlato al microfono di un guasto all’impianto elettrico, rassicurando che la situazione era sotto controllo e invitando a mantenere la calma. «Per un’ora siamo rimasti in attesa mentre la nave si piegava — aggiungono i sopravvissuti —. L’inferno è scoppiato quando l’allarme ci ha invitati a raggiungere il ponte da dove sarebbero partite le scialuppe».
Reginaldo Garonni, 75 anni, e la moglie Maria Teresa Vitali, che abitano nella frazione Silla di Gaggio Montano, erano stati più volte in crociera con la compagnia Costa. Mai avrebbero pensato di dover affrontare un’esperienza così allucinante della quale la donna porta ancora le conseguenze con uno stato di choc e crisi di panico. «Il momento pù tremendo — raccontano — l’abbiamo affrontato quando dovevamo calarci nella scialuppa tra urti, spintoni e urla. Ci siamo un po’ rassenerati quando è stata raggiunta la terra ferma. Ci hanno ospitati in una chiesa con un’assistenza straordinaria. Davvero bravi il parroco, i volontari e le forze dell’ordine». Gli amici del cuore di Reginaldo e di Maria Teresa sono Loris Violi, 75 anni, e la moglie Milena Capitani, anch’essi di Silla: coppie fisse di ripetuti viaggi per mare. «Ho assistito a scene infernali — ricorda Violi —. Per fortuna sono riuscito a mantenere la calma e ho dovuto anche arrabbiarmi di fronte ad atti di prepotenza da parte di qualcuno. Fa paura in certe circostanze il panico, ma innesca un’incredibile sofferenza il sentire piangere un bimbo rimasto momentaneamente lontano dalla mamma».
Chi ha rischiato di rimanere schiacciata dalla fiumana di turisti che cercava di salire a ogni costo a bordo delle scialuppe di salvataggio è Maria Violi, sorella di Loris, che abita a Castel di Casio. «Sono stata letteralmente travolta da gente in delirio — racconta —. Si era creata una bolgia a dir poco infernale e a un certo punto, per non soccombere del tutto, ho cominciato a urlare anch’io per difendermi alla meno peggio. Quando ci siamo sistemati sulla scialuppa è scattato da parte dei superstiti un applauso liberatorio...».
La crociera di sette giorni partita da Savona e con il rientro nella stessa città ligure era il battesimo del mare per il pensionato di 77 anni Ariundo Corsellini e per la moglie Assunta Naressi, residenti a Castel di Casio. «Per noi è stata la prima e ultima volta — affermano senza battere ciglio —. Abbiamo cercato di farci coraggio, ma una vicenda di questo genere non potevamo certo immaginarla. Mai più, meglio rimanere con i piedi in terra che camminare sulla parete di una nave che stava piegandosi su un lato».
A Castel di Casio vive anche un autorevole addetto ai lavori, il settantenne Ulisse Brizzi, per un’intera vita commissario di bordo su navi inglesi e statunitensi. «Da uomo di mare — commenta — mi auguro che non ci siano proprio responsabilità in prima persona del comandante della Concordia. A quanto sembra ci sarebbero stati gravi disguidi e addirittura, per quattro volte, il personale di bordo avrebbe rifiutato gli aiuti offerti da terra».
Giacomo Calistri