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Via Petroni, "Il Comune non torna indietro"

La guerra degli orari di chiusura

I gestori forzano gli orari. "Il limite resta l’una"

 

di Luca Orsi

Ordinanza in via Petroni (foto Schicchi)
Ordinanza in via Petroni (foto Schicchi)

Bologna, 20 gennaio 2012 - APERTI... PER CRISI. Stasera e domani, i gestori di un gruppo di locali di via Petroni confermano di «essere costretti» a restare aperti oltre l’una di notte (ma «non oltre le tre»). Di non rispettare cioè l’orario di chiusura imposta da un’ordinanza del sindaco. «Nessuna manifestazione di protesta» contro il Comune, smorzano. Solo la necessità di «lavorare il più possibile» a causa delle «gravi e notevoli perdite» subite a causa della chiusura anticipata. E della crisi economica.

 

Si parla di «dipendenti licenziati», di stipendi a rischio per gli stessi soci, di «gravi difficoltà a pagare tasse, imposte e fornitori».
I gestori di via Petroni si appellano alla nuova legge sulla liberalizzazione degli orari del commercio, «che il primo gennaio ha fatto decadere l’ordinanza del sindaco». E si dicono anche vittime di «concorrenza impari» da parte dei locali «di tutto il resto della città», che invece possono restare aperti fino a tardi.

 

Nessuno, in sintesi, vuole rompere i ponti con il Comune. E riattizzare lo scontro con i residenti. «Resta ferma la nostra volontà di non arrecare danni alle persone che insieme a noi cercano una civile convivenza nella strada e nella zona», scrivono i gestori. Che assicurano anche «piena disponibilità al dialogo con l’amministrazione e con tutti i soggetti che da tempo sono interessati a questo dibattito». Attendendo «fiduciosi» l’incontro di martedì con il Comune, organizzato con la mediazione di Confesercenti.

 

Il Comune apprezza la volontà di tenere acceso il dialogo. Ma non fa passi indietro. «Nulla cambia. Resta valida l’ordinanza che fissa la chiusura all’una», avverte Matteo Lepore, coordinatore della giunta Merola. Insomma, chi verrà pescato fuori orario pagherà le sanzioni del caso.
Per Palazzo d’Accursio, il decreto Monti «non abroga le competenze del sindaco», che può quindi «esercitare le sue funzioni per una gestione ordinata della città e per garantire il diritto al riposo dei residenti». In altre parole, «non ci può essere una deregulation che crea il caos».

 

LEPORE RICORDA «l’ottimo equilibrio» raggiunto in via Petroni, «con la collaborazione di tutti: residenti e gestori». Richiama i patti siglati da e con gli stessi gestori. «Grazie ai quali, dopo anni, si sono pressoché azzerate le proteste» contro i ‘locali fracassoni’. «Noi siamo pronti a incontrare i gestori per ascoltarli — dice Lepore —, ma siamo sicuri che loro rispetteranno gli accordi che hanno stipulato». Una rottura unilaterale dei patti «sarebbe grave».
Dai banchi del Pdl in Comune, Lorenzo Tomassini invita la giunta «a uscire dalla logica dell’emergenza». E a «studiare provvedimenti ad hoc per ‘normalizzare’ e riqualificare zone calde della città quali via Petroni, via del Pratello e dintorni». Perché, afferma Tomassini, «è impensabile somministrare la stessa medicina a tutti gli ammalati, come è impensabile mantenere provvedimenti dettati dall’urgenza per sempre».
 

Luca Orsi

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