Appello del direttore della Caritas per i clochard
di Saverio Migliari
Bologna, 1 febbraio 2012 - TRA LE DECINE di barboni e senzatetto che dormono sotto i portici cittadini non tutti sono disposti ad essere accolti nelle strutture comunali e parrocchiali. E ora che il grande freddo è in arrivo, sale la tensione tra chi, ogni giorno, batte le strade per offrire accoglienza a tutti i disperati.
Paolo Mengoli, basteranno i 26 posti in più offerti dal Comune per risolvere il problema del freddo?
«Servirebbe molta più prevenzione, io credo. Inoltre — spiega il direttore della Caritas — bisognerebbe prendere esempio dal sindaco di Parigi, che nei periodi di grande freddo ordina che siano aperte le metropolitane per accogliere chi dorme per strada abitualmente, e non vuole rivolgersi alle strutture di accoglienza».
Ma noi non abbiamo la metropolitana...
«Un’idea potrebbe essere l’apertura, solo per questo periodo, del sottopasso di via Rizzoli. Si potrebbe creare una sorta di sala di aspetto, simile a quella che c’è in stazione, sorvegliata ovviamente dai vigili urbani, ma che possa avere una funzione di accoglienza».
L’assessorato al welfare ha lanciato un piano d’emergenza, che coinvolgerebbe anche le parrocchie. Ci spieghi meglio.
«In realtà le parrocchie sono già costantemente impegnate nella distribuzione dei pasti e nell’accoglienza. Ma nella comunicazione che abbiamo ricevuto leggo una nota positiva: l’assessore Frascaroli avrebbe concordato con le Ferrovie dello Stato un atteggiamento più tollerante verso chi dorme nelle sale d’aspetto della stazione».
L’emergenza per i disperati è costante. Voi come intervenite nelle situazioni più complesse?
«Ci vuole molta prevenzione, e spesso non basta aumentare i posti a disposizione perché molte persone che vivono per strada soffrono di problemi mentali e non sono disposti a entrare nelle strutture d’accoglienza. In questo caso è necessario un servizio sociale mobile. Bisognerebbe cercare di costringere queste persone, senza violenza, a ricucire i rapporti famigliari o a dormire nelle proprie abitazioni».
Ma se dormono per strada come fanno ad avere una casa?
«Ad esempio c’è una persona che conosciamo che dorme qui, per strada. Ma ha un appartamento a Faenza, dove non va mai».
Avete registrato problematiche particolari nei vostri centri diocesani?
«La situazione è molto problematica. Lunedì pomeriggio, ad esempio, siamo stati costretti a chiudere il centro d’ascolto di Sant’Alò, perché tra le persone che erano in attesa si è scatenata una rissa. Io mi auguro che, quando prima, i servizi sociali vengano messi a punto».
L’emergenza continua.
di SAVERIO MIGLIARI