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Fioccano i ritardi

             

MAI COME questa volta la neve era stata annunciata. Chilometri di bollettini meteo talmente dettagliati che praticamente sapevamo in anticipo quanti centimetri sarebbero caduti, a che ora e con quale temperatura. Dunque, che nessuno parli di effetto sorpresa, di impreparazione e scuse similari. E, francamente, l’invito del sindaco a mollare i mouse per inforcare le pale, sarà anche in perfetto ‘stile sussidiarietà’, ma risulta quantomeno tardivo. Fra l’altro, darsi una mano fra cittadini è una buona regola, ma le amministrazioni devono fare il loro mestiere, come garantire la circolazione, organizzare le emergenze, far fronte alle necessità collettive. Non è arrivato un terremoto, è caduta la neve.

 

E ALLORA, per esempio, bisognerebbe spiegare come sia possibile che gli autobus si siano avventurati per impantanarsi nei punti cruciali del traffico cittadino. Faccio un esempio, visto con i miei occhi: un bisonte Atc, che si immetteva da via Castiglione sui viali, si è fermato slittando ed è stato rimorchiato di una jeep del ‘soccorso’, bloccando tutto il traffico. Evento non prevedibile? La neve è neve e le incognite della circolazione sono ovvie. Ma, trattandosi di servizio pubblico, i bus devono essere attrezzati per il maltempo. Bologna è ai piedi dell’Appennino, non è la Guadalupa e i fiocchi sono scritti nel suo Dna. Pare strano che con tutta la grancassa su questa nevicata, un bus circolante per il centro non si sia rivelato idoneo ad affrontare una curva. E che dire delle case i cui portoni sulla strada sono stati murati dagli spazzaneve? Non ci vuole un genio per capire che una massa di neve ammucchiata e compressa contro un ingresso impedisce a chi è in casa di uscire fino al disgelo. Insomma, tutto è stato fatto maluccio e a buon mercato, probabilmente perché i tagli ai bilanci hanno indotto (quando ancora c’era il sole) gli amministratori a risicare i budget destinati alla neve, magari sperando in Dio. Sai com’è: gli inverni sono sempre più miti, c’è effetto serra, il buco nell’ozono, le stagioni non sono più quelle di una volta… Insomma, la famosa politica delle dita incrociate. Se così non fosse, perché mai, a parte i viali, molte strade cittadine, quelle del centro in primis, sono rimaste in balìa della nevicata, come fossimo a passo Giau? Idem in provincia, dove gli spazzaneve sono passati, ma solo o quasi nelle vie principali. D’altra parte, all’arrivo dell’inverno a me che abito al confine fra San Lazzaro e Pianoro, su un colle poco popolato, è arrivato a casa per posta il nuovo bollettino-neve, sfornato dal Comune in clima di restrizioni economiche.

 

C’È SCRITTO chiaro e tondo: quest’anno anche gli spazzaneve sono stati ‘tagliati’: passano sì, ma nelle arterie principali e, nelle vie secondarie, solo se la neve supera alcuni centimetri. Signori, arrangiatevi, recita praticamente fra le righe il piano-neve. Ora, non dico che con la nevicata colossale di questi giorni la città avrebbe dovuto vivere il ritmo abituale, ma che sia scattato il tacito comando ‘tutti a letto’, mi pare davvero eccessivo. E ora Merola vuole che ci alziamo, ci togliamo le pantofole e ci mettiamo a spalare. Che una città vicina a un passo montano come Bologna debba investire in spazzaneve è un’idea tanto bislacca? A Bologna fiocca ogni anno, immobilizzarla sotto una coltre di neve può anche diventare un segno grave di inefficienza. E se l’emergenza è pure annunciata, addirittura strombazzata, che razza di emergenza è?

 

di Gaia Giorgetti

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