«COMPAGNI eschimesi, buonasera». Durante le tremende nevicate del gennaio ’85, iniziai così una riunione nella sezione socialista di via Castiglione. In quei giorni, dalla soffitta di via Chiudare, vedevamo Bologna immacolata. A Milano, il sindaco Tognoli usò i carri armati per pulire le strade, mentre Imbeni non chiese l’uscita dei mezzi militari. Il Pci non voleva vedere per strada i blindati già chiamati nel marzo di pochi anni prima. Così, a piazza dei Martiri, tre iceberg di ghiaccio sporco durarono mesi. Nel novembre ’77, avevo iniziato la mia felice e monotona vita lavorativa «da posto fisso», che fa tanto schifo al premier Mario Monti. Avevo lasciato la casa di mammà (come suggerisce la nonna-ministra Cancellieri) ma l’assunzione nelle FS indignò il Padreterno, che scatenò una nevicata storica. Quando giunsi a Bologna, le scarpe erano già state inventate. Ma io avevo innocue calzature di simil-camoscio, che si squagliarono subito. Astutamente, acquistai stivali di gomma. Dopo il primo episodio di congelamento, adottai un doppio paio di calze di lana. Poi comprai i doposci. A Napoli, nei giorni più freddi, indossavo un loden di puro cotone. Qui comprai un loden vero, imbottito.
Le genti del Sud, convenute al Nord, reagiscono ai fenomeni atmosferici con stupore, desolazione e paura. Il terroncello innevato lancia appelli telefonici disperati alla casa madre. E, per ogni sudista del Nord, c’è una mamma che piange e prega. Il migrante interno è paralizzato dalla neve e guarda strabiliato gli anziani che spalano i marciapiedi. Raccoglie gli appelli a non uscire di casa e ingrassa 4 chili. Un vecchio adagio dice «Sotto la neve, il pane». Beh! A casa mia, per ingannare il tempo, Gabriella ha iniziato a panificare. Siamo all’economia di guerra. Sono uscito per comprare farina al supermercato (nero). E, appena fuori dal portone, sono caduto rovinosamente.
L’assessore Rizzo Nervo è nervoso perché il Pdl accusa la Giunta di inerzia contro la neve. Per anni abbiamo criticato le lentezze di Hera. Ora il servizio-neve è affidato a una cooperativa (g)rossa e scopriamo che si stava meglio quando si stava peggio. L’Italia è in ginocchio ma l’ultima ginocchiata alle parti basse del Paese l’ha data il gelo. Neve ovunque, paesi isolati, trasporti bloccati, più di 20 morti, cibi scarsi e rincarati. E il grande assente è il Governo italiano tecnocratico, che scarica tutto sui sindaci.
Io e il sindaco siamo vicini di casa. Politicamente, ci dividono tante cose. Ma, geograficamente, ci separa solo via Andrea Costa. La sera prima della nevicata, ero in tabaccheria, quando è entrato Merola. Sorridente, scherzava con tutti. Era senza scorta ma si è fatto una bella scorta di fazzoletti. Un sindaco da emergenza, raffreddato e previdente!
Serafino D'Onofrio