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L’accusa del Pm a Errani "Ispirò le dichiarazioni false"

Il governatore indagato

Emilia Romagna, fondi sospetti alla coop del fratello del presidente della giunta

 

di Gilberto Dondi

Il governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani (Imagoeconomica)
Il governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani (Imagoeconomica)

Bologna, 18 marzo 2012 - VASCO ERRANI riflette e affila le armi. Il suo compito è arduo: deve convincere i pm di non aver mentito per scagionare il fratello maggiore Giovanni, ex presidente della cooperativa agricola Terremerse, accusato di truffa aggravata per un finanziamento da un milione incassato dalla Regione presieduta dallo stesso Vasco.

Il governatore, dopo l’avviso di fine indagine che gli è stato notificato venerdì con l’accusa di falso ideologico, si è preso il week end come pausa di riflessione. Lunedì nominerà un avvocato di fiducia e potrebbe chiedere di essere interrogato in Procura. Ha venti giorni di tempo, poi arriverà la richiesta di rinvio a giudizio del pm Antonella Scandellari. Sono giorni di amarezza, ma anche di voglia di urlare: «Sono un uomo onesto», ha ripetuto Errani. Il Pd sta a guardare, non commenta più di tanto, mentre il Pdl è tiepido negli attacchi («se rinviato a giudizio deve dimettersi»).

MA QUALI sono, nel dettaglio, le dichiarazioni che l’hanno inguaiato? Errani, nell’ottobre 2009, inviò spontaneamente una lettera con allegata la relazione, scritta («su istigazione dei Errani», scrive il pm) da Filomena Terzini (ora indagata per favoreggiamento e falso), direttore generale degli Affari istituzionali e legislativi della Regione, in cui si attestava, per i pm, il falso.

Tutto ruota attorno alla costruzione di una cantina vinicola a Imola, per la quale Terremerse ottenne il milione di euro. Il termine perentorio per finire i lavori era il 31 maggio 2006, ma la coop non lo rispettò. Il Giornale lo scrisse nel 2009 ed Errani, nel giro di cinque giorni, mandò la memoria in Procura per spiegare. «Troppa fretta», dicono ora fonti a lui vicine. E la fretta portò all’errore, secondo la difesa in buona fede, elemento che farebbe cadere il reato. Errani e Terzini scrissero infatti che «che l’autorizzazione edilizia (per la cantina; ndr) datata 23 maggio 2006 è, in realtà, non la concessione edilizia originaria ma una variante in corso d’opera, approvata dal Comune».

UNA VARIANTE, dunque, perché il vero permesso era quello del giugno 2005. «Appare quindi poco verosimile — aggiunge la relazione — che i lavori siano iniziati in assenza delle prescritte autorizzazioni». Falso, per i pm, perché non si trattava di una variante ma di un nuovo permesso. Cosa che ora ammette anche la difesa, aggiungendo però che, in quel momento, Terzini ed Errani non potevano saperlo perché i documenti non stavano in Regione, ma in Comune a Imola. Un errore veniale, dunque, e in buona fede. Basterà a scagionate il governatore?

Gilberto Dondi

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