Il Tribunale conferma il sequestro
Bologna, 27 aprile 2012 - «LE PLURIME omissioni e falsità poste in essere dai rappresentanti di Terremerse non possono non essere lette in un’ottica maliziosa e caratterizzata da un dolo strumentale all’induzione in errore della Regione ai fini di ingiusto profitto con altrui danno, rientrante nel paradigma della truffa». Così il Tribunale del Riesame motiva la decisione di respingere il ricorso presentato da Giovanni Errani e Alessandro Zanotti contro il sequestro preventivo di beni, per un milione di euro, disposto nei loro confronti a garanzia di una futura confisca in caso di condanna.
A Giovanni Errani, fratello del presidente della Regione, Vasco, furono sequestrati tre immobili. A Zanotti, invece, che era direttore dei lavori per la costruzione della cantina di Imola, opera al centro dell’inchiesta, sei immobili e quote societarie. Per i giudici del Riesame dunque sia Errani che Zanotti «hanno posto in essere condotte fraudolente che hanno contribuito a trarre in inganno la Regione». In particolare Errani, nella qualità di presidente della coop, «risulta aver eseguito e diretto l’intera gestione firmando atti fondamentali all’interno di entrambi i procedimenti amministrativi, nonchè plurime dichiarazioni rivelatesi menzognere».
Nelle motivazioni si sottolinea anche che a causa della condotta della coop «facilitata dall’assenza di scambi informativi tra Comune di Imola e Regione, da una serie di disattenzioni e negligenze degli organi regionali deputati ai controlli e verosimilmente dalla complicità offerta in Regione dal coindagato Aurelio Selva Casadei», si verificò un «totale scoordinamento tra la procedura edilizia svoltasi presso il Comune di Imola e quella parallelamente svoltasi presso la Regione». Rispettare il termine dei lavori era per Terremerse una condizione decisiva per ottenere il finanziamento: condizione che per la coop di Errani era «di fatto impossibile».
Gabriele Bordoni, avvocato di Zanotti, di fronte alle motivazioni del Riesame non si scompone. «Non mi pare ci sia nulla di sorprendente. Si tratta di motivazioni tecniche e processuali, nel merito ci si va molto poco, quel tanto che basta per giustificare il fumus». Il legale, nel frattempo, punta a trasferire la garanzia per un’eventuale confisca dai beni personali degli indagati a quelli della coop.