«Ho 17 anni, sono anch’io un direttore. Mi piacerebbe conoscerti»
Bologna, 28 dicembre 1967
EGREGIO Prof. Spadolini,
non so come mi è venuta questa idea di scriverle, ma forse è cosa semplice e divertente, per lei e per me.
Riterrei di offenderla professandomi suo ammiratore, ponendola cioè alla stregua di un cantante popolare; le dico soltanto che ho letto tutti i suoi articoli e tutte la sue pubblicazioni di ricerca storica e ho assistito alle sue conferenze o ai dibattiti in cui lei è intervenuto.
M’è capitato di parlare con amici di lei, come uomo: mi sono scoperto un suo fervido sostenitore, anche se sono ben lungi da certe idee liberali che lei, in buona fede, professa.
Ma è maleducato continuare a parlarle senza presentarmi. Diciamo, e lei come me sorriderà divertito, che sono un suo collega, anche se non sono iscritto all’albo; sono anch’io un direttore.
Ha presente il Liceo Galvani in Via Castiglione? Ha sentito parlare dei famosi (grazie alla “Zanzara”) giornali studenteschi di istituto? Ecco, il giornale che io dirigo è l’organo ufficiale del Galvani e Bacchelli, o chi con lui, lo denominò ai tempi dei tempi, “La Rana”, in riferimento evidente alle note scoperte scientifiche di Galvani in collaborazione col detto simpatico animaletto. Tutto ciò, lei penserà, è una gran bella cosa, ma come è costume in Italia dove in ogni colloquio si vuole arrivare al sodo, lei mi dirà: “che cosa vuole lei da me, giovanotto?”.
FORSE NIENTE, forse molto. Diciamo che in uno di quei momenti in cui Platone mi tedia e cerco qualcos’altro da fare, ho avuto l’idea di scrivere al Direttore del “Resto del Carlino” per fargli sapere che oltre ai grandi quotidiani come il suo, ne esistono altri fatti da ragazzi che non giocano a fare i giornalisti né, come me, ai direttori. Ho avuto l’idea di dirle che esistono dei mattacchioni come me che mandano il più delle volte al diavolo la scuola, perché lo scrivere è per loro tutto. E se non ci fosse “La Rana”, professore, le assicuro che scriverei anche sulla carta igienica. Lei avrà un sacco di cose da fare: mi creda, anch’io. Fatte le dovute proporzioni fare il direttore è più difficile per me che per lei.
Ho ricevuto anch’io lettere di simpatia da parte di lettori-studenti, come quella che, in fondo, le sto scrivendo io. E mi hanno fatto piacere. Ma non mi sono fermato lì. Li ho invitati a bere una birra e ne ho ricavato degli ottimi collaboratori. Anch’io le ripeto quello che trovavo in fondo a quelle lettere: “mi piacerebbe conoscerti”
MA TALE domanda o affermazione in Italia è presa con sufficienza. Ma se un giorno, dopo queste vacanze natalizie, questo foglio che le invio le tornerà fra le mani, non sorrida troppo: io le ho parlato seriamente. Ho diciassette anni, frequento la II liceo e mi chiamo Marco Biagi; che sono suo collega glielo ho già detto. Se ha letto qualcos’altro fra queste righe, mi risponda, mi scriva. Le sarò grato.
Marco Biagi
Lettera conservata dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia