Bologna, 14 ottobre 2012 - L’11 ottobre 2012 nella Chiesa cattolica è iniziato l’Anno della fede, in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Anche la Chiesa bolognese ha sottolineato l’importanza di questo evento con la discesa straordinaria della Madonna di San Luca. Benedetto XVI ha voluto offrire ai credenti e ai non credenti l’occasione per uscire dal buio degli equivoci e aprire la ‘porta della fede’ (Cf. At 14, 27) sull’orizzonte della speranza.

La fede, infatti, non è un rifugio per gli sprovveduti o un talismano da nascondere nelle pieghe cauteriate della nostra coscienza. Essa attira, dentro il presente, il futuro: da quando Cristo – vero Dio e vero uomo – è entrato nella storia, il tempo è diventato una dimensione di Dio e la fede – dice Tommaso d’Aquino – è un ‘habitus’, una costante disposizione dell’animo, che permette l’innesto della vita eterna in noi, mediante l’ascolto della Parola di Dio e la celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia. Pertanto, l’Anno della fede è l’occasione per rimettere a fuoco i contenuti dell’annuncio cristiano, presentati vent’anni fa in forma sistematica nel Catechismo della Chiesa cattolica, proprio in vista di una rinnovata evangelizzazione all’inizio del terzo millennio.

Anche per l’Europa, l’Anno della fede può essere l’occasione per superare i pregiudizi che minano alla base il suo cammino verso l’unione politica e per rimuovere le cause vere del suo affanno economico, radicato nell’individualismo autoreferenziale. È inutile che il tedesco Richter, direttore del sito The Globalist, rimetta in circolazione affermazioni scientificamente inaccettabili.

Nel maggio scorso ha rilanciato la tesi che lo spread è frutto del peccato cattolico e che la ‘colpa’ delle nazioni indebitate è l’incapacità di emanciparsi dal cattolicesimo. "Cretinate come questa – scrive il professor Alberto Cova — sono già state da tempo smontate". Lo dice anche la ricerca del protestante Paolo Naso su Limes (ottobre 2012). In concreto, al di là dei condizionamenti storici e nell’ottica del Concilio, la fede cristiana ha bisogno di recuperare il suo spessore ‘cattolico’, cioè una visione della realtà ‘secondo il tutto’, perché la Chiesa percorra le vie dell’uomo, senza perdere la sua identità.


Due sono le ragioni della crisi europea: 1) la secolarizzazione e il conseguente individualismo utilitarista: senza Dio è scomparsa l’etica della responsabilità (Weber) anche nei Paesi dell’antica riforma; 2) il ruolo della politica: senza Dio anche la democrazia cade nella trappola del potere, a scapito del bene comune. Essa deve reimparare dal Vangelo: ‘dare a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare’. Dice bene il professor Naso: «Non prendetevela con Dio se Cesare scappa con la cassa».
 

Monsignor Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare emerito di Bologna
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