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Dalla Cina all'Italia, a Bologna per produrre bici a energia solare

Un modernissimo stabilimento della Wayel nella zona di via Larga: "Siamo i primi a parlare di rilocalizzazione"

Wayel electric bike
Wayel electric bike

Bologna, 31 ottobre 2013 - La storia inverte la rotta. Perchè nella zona via Larga a Bologna, dove un tempo c’era lo stabilimento di Bruno Magli (che fa ormai le scarpe e accessori altrove) si tornerà produrre. Qui, Wayel, azienda del gruppo Termal di Giorgio Giatti, si insedierà in un modernissimo stabilimento a impatto energetico zero per produrre, attraverso la startup innovativa Five, bici elettriche ad alto contenuto tecnologico, riportando a Bologna una parte importante della produzione che ora fa in Cina.

 

Articolo di punta di Wayel sarà il Solingo, un mezzo elettrico, o cityrunner studiato assieme a Rinnova, spin off dell’Università, dotato di un mini-impianto ad energia solare in grado di alimentare una batteria di riserva.

 

“Come dice il nome, è un mezzo unico, con prestazioni superiori a prodotti analoghi che ci sono sul mercato”, gonfia il petto Giatti, che in quest’impresa di delocalizzazione alla rovescia investirà 12 milioni di euro. “Siamo i primi a parlare di rilocalizzazione. Del resto Bologna è sempre stata la capitale del motociclo, è nel suo dna”, rivendica Giatti.
 

 

Si insedierà in un nuovo stabilimento di 7.100 metri quadrati, completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, che dovrebbe essere pronto entro nella primavera del 2015 (la prima pietra all’inizio di quest’anno): a regime darà lavoro a 39 persone (quasi tutte da assumere, per ora a tempo determinato), che, grazie ad un sistema di movimentazione dei prodotti in linea di montaggio studiato ad hoc, saranno in grado di produrre 35.000 veicoli elettrici all’anno, “con una produttività del 20%-25% superiore alla media del settore”, spiega il viceoresidente di Wayel, Luca Destro. Uno sforzo che permetterà ai mezzi elettrici made in Bo di essere competitivi (anche nel prezzo) con quelli prodotti dai concorrenti cinesi.
 

 

Il modello base del Solingo, per esempio, costerà 1.850 euro, ma è disponibile in cinque versioni con un’autonomia che nella configurazione piu’ avanzata arriva a 115 chilometri con una ricarica (la differenza tra il modello base e la versione prescelta si paga in 24 rate che variano da 39 a 61 euro al mese). I primi 200 Solingo, prodotti per ora in un piccolo stabilimento vicino alla Termal, arriveranno sul mercato a giugno. “Con Solingo abbiamo superato tutti i priblemi di carattere tecnologico e ideologico che hanno fino ad oggi impedito la diffusione delle due ruote elettriche. Il nostro mezzo non ti lascia a piedi grazie alla batteria solare di riserva e grazie a due motori va anche in salita. Non serve il bollo, puo’ liberamente girare nelle ztl, gode degli incentivi governativi e consuma 0,50 centesimi per cento chilometri”, sostiene Giatti.
 

 

“Siamo contenti che torni una produzione dalla Cina, è come se piantassimo 10.000 alberi in San Donato. Ma sopratutto questo progetto ci dice che Bologna può essere una città attrattiva. Questo è il racconto che dobbiamo offrire agli investitori e ai giovani talenti”, commenta l’assessore comunale al Marketing territoriale, Matteo Lepore. Non solo. L’operazione richiama anche all’idea di mobilità sostenibile portata avanti dall’amministrazione. “Per noi pedonalità e ciclabilità non sono solo i T-days, ma le zone a 30 chilometri orari, i percorsi per e dalles cuole, gli incentivi”, conclude Lepore.

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