Bologna, 27 novembre 2013 - Torna professore Romano Prodi (foto), e dà i voti ai poteri del mondo. Affrontandoli uno per uno. “Gli Stati Uniti? Sono ancora la prima potenza del pianeta, ma oggi perdono potere economico e mantengono lo stesso impegno militare di venti anni fa. Sono in over stretching, perciò soffrono”.

La Cina?Ha ripreso il suo potere nel mondo dopo 150 anni di povertà: non dimentichiamoci che nel Rinascimento le superpotenze erano Firenze e la Cina. Ma non ci invidiano la democrazia, e inspiegabilmente continuano a guardare agli Stati Uniti e non a noi come esempio da seguire”. E l’Europa unita? “Resta un organismo imprescindibile. Ma al suo interno ha perso leadership morale, è tornata disorganica e subisce soltanto il rigore tedesco. Perciò all’estero ha sempre meno potere. In giro per il mondo continuo a sentirmi dire: siete una potenza economica, come mai non contate niente?”.

L’occasione, per il professore, è una lezione all’interno dei martedì di San Domenico. Eloquente il titolo scelto: “Oggi nel mondo: un impero o più imperi?”. D’altronde il professore, per i suoi impegni con l’Onu in Africa, dal 2008 è più nel resto del mondo che a Bologna.

Ed ecco l’Africa, appunto: “Resta il continente più povero ma continua a essere il centro del mondo. Con una crescita costante da ormai un decenno e con la Cina che ne ha fatto una terra di conquista commerciale”. E la primavera araba? “Un’occasione persa, con la rivoluzione che ha mangiato se stessa”. Resta altro spazio per la Chiesa (“Oggi il Papa potrebbe assumere quel ruolo di soft leadership morale”) e per il Medio Oriente, “in tensione continua, dopo tutti questi anni”.

Un accenno alla Russia, ma non per gli altri Brics, ovvero Brasile, India e Sudafrica. Il motivo? “Giornalisticamente sono stati uniti, ma in realtà non hanno nulla da spartire. E sebbene in forte crescita economica non hanno ancora potere sullo scacchiere: ne riparleremo tra vent’anni”. A proposito di potere, allora, ecco arrivare una domanda dal pubblico: “Professore, l’Europa ha crisi di leadership, ma quale personalità italiana o europea, oggi, potrebbe assurgere a questo ruolo?”. Il professore rispolvera la sua consueta ironia. Spalanca gli occhi, abbassa il tono di voce: “...qualche leader defunto, forse”.
 

Simone Arminio