Bologna, 12 settembre 2017 - E le alluvioni a Bologna? Scene di devastazione come quelle viste a Livorno, in teoria, possono ripetersi anche sotto le Due Torri. E la probabilità cresce con gli effetti dei cambiamenti climatici e la sempre maggiore frequenza con cui si ripetono eventi meteorologici estremi. "Intanto, speriamo che eventi così non arrivino – premette l’assessore alla protezione civile Riccardo Malagoli –. Poi, siamo pronti rispetto a un cambiamento climatico che sta mettendo in ginocchio tutto il mondo?".

In teoria, il Comune di Bologna è al passo con le normative e si è dotato degli strumenti previsti dalla legge, a cominciare dal Piano comunale di protezione civile, "ma i piani – avverte Malagoli – non possono rispondere a cose come quella capitata a Livorno, e prima di Livorno in altre città che magari abbiamo già dimenticato». Il Piano citato, aggiornato nel 2016, è un documento di 155 pagine pubblicato sul sito del Comune, che riepiloga le situazioni di rischio presenti sul territorio e descrive le procedure di allertamento e di attivazione delle strutture di protezione civile.

Maltempo, così l'Italia frana

Al rischio idraulico, che comprende il pericolo di alluvione ed esondazione dei corsi d’acqua, è dedicato uno specifico capitolo, in cui sono elencate le "aree cittadine soggette a criticità". Per quanto riguarda il fiume Reno vengono indicate due zone «lambite da piene trentennali: a valle del ponte di viale Togliatti in sponda destra e a valle del ponte sulla via Emilia in sponda sinistra». Per il torrente Lavino viene individuata un’area «potenzialmente allagabile a nord del sistema tangenziale-autostrada». Il Savena minaccia "due aree di alto rischio idraulico relativamente a piene con tempi di ritorno di 25 anni", situate "a monte della rotonda di via Roma e a monte della chiusa di San Ruffillo". Il sistema Navile-Savena Abbandonato può tracimare "lungo il corso del Navile a nord di via della Beverara, fino nel tratto a ridosso del sostegno di via Corticella", e lungo il Savena Abbandonato, con piene ogni mezzo secolo "nel tratto di via Ferrarese a monte dell’immissione della Canaletta di Cadriano fino al carcere della Dozza. "Frequenti esondazioni" vengono segnalate lungo il reticolo dei canali di bonifica, in particolare nelle aree via Rigosa, Morazzo-Olmetola, in prossimità del cimitero di Borgo Panigale e in via Casteldebole; nella porzione nord-orientale, tra lo scolo Calamosco e il confine comunale, e tra il Pilastro, Villanova di Castenaso e la tangenziale, per un’area di ben 6,3 chilometri quadrati. Nel piano non vengono considerati come potenziali minacce alcuni corsi d’acqua che scendono dalla collina e che sono stati in buona parte tombati sotto porzioni di città.

Fra questi, merita una citazione il torrente Ravone: uno studio dell’Arpa e dell’Università, pubblicato nel 2013, ha dimostrato che un acquazzone, con quantitativi di pioggia importanti già registrati in passato a San Luca, potrebbe allagare la parte del quartiere Saragozza costruita sul suo alveo tombato, portando oltre un metro d’acqua nelle case e nelle scuole di via Felice Battaglia. L’alluvione-lampo si verificherebbe entro un’ora e mezza dall’inizio della pioggia, ovvero un tempo brevissimo. "Il Ravone è un problema relativo perché non è un grande fiume – sottolinea Malagoli –, ma ultimamente è stato monitorato, sono stati già fatti alcuni lavori e altri sono in programma". Uno dei capisaldi del Piano di protezione civile è che la popolazione, oltre a conoscere i rischi a cui è esposta, collabori e sappia come comportarsi in caso di emergenza. Ma i bolognesi sono informati? "A ottobre faremo delle iniziative in piazza durante i T-days per la campagna ‘Io non rischio’ della Protezione civile – spiega Malagoli –. Interventi costanti di informazione e prevenzione vengono inoltre fatti nelle scuole. Poi, quando cadono 200 millimetri d’acqua non c’è codice di allerta che tenga. E sul cambiamento climatico tutti ci dobbiamo sentire coinvolti".