Bologna, 3 gennaio 2018 - “‘Mi devo aggiustare le gambe’, diceva mia figlia. È stata davvero coraggiosa, era lei che mi dava la forza. Ha affrontato il primo intervento a settembre, il secondo a novembre, ed è stata bravissima perché ha superato bene anche i momenti più difficili, come l’ingessatura dal bacino ai piedi. Nei giorni scorsi, quando le hanno tolto una parte di gesso e ha rivisto la gamba destra era contentissima e se l’accarezzava”. È felice la mamma della bambina di 4 anni, che chiameremo Marina, colpita da lussazione congenita alle anche. “Mia figlia era stata già operata una volta e ingessata per quattro volte da neonata. Però nel tempo non migliorava e c’era chi mi diceva che non se la sentiva più di operarla, allora ho deciso di puntare sull’eccellenza e di venire al Rizzoli.

Marina camminava male, le sue anche erano all’indietro, si vedeva a occhio nudo, e aveva già anche la schiena un po’ curva. Ora l’incubo è finito”. La mamma torna indietro nel tempo. “Ho sofferto di una leggera lussazione dell’anca e da piccola mi hanno sottoposto a trazioni e poi mi hanno ingessato, ma niente di paragonabile al percorso affrontato da mia figlia. Ho temuto che non riuscisse a guarire. Certo venire a Bologna con lei e lasciare la famiglia per periodi così lunghi non è stato semplice, ma era necessario e ne è valsa la pena. Ora torneremo a febbraio per togliere il gesso e mettere una valva di plastica. Marina adesso si sente bene, abbiamo anche fatto un giro all’aria aperta su un passeggino, certo con dei cuscini, e il prossimo settembre tornerà a scuola con i suoi compagni per l’ultimo anno di asilo”.

“La bambina soffriva di lussazione congenita a entrambe le anche e il suo caso era molto complesso perché è arrivata da noi dopo una storia di insuccessi. Ma tra qualche mese, dopo due interventi, il gesso e la riabilitazione, potrà finalmente camminare senza problemi”. Così Stefano Stilli, direttore dell’Ortopedia pediatrica del Rizzoli.

Quindi, se non trattata adeguatamente, questa malformazione può compromettere lo sviluppo dei bambini?

“Certo. Nascere con una displasia congenita dell’anca vuol dire che la testa del femore non è al suo posto, ossia nella parte del bacino che la deve contenere, ma è dislocata verso l’alto. La malformazione provoca un’andatura irregolare, zoppicante, e causa artrosi, forti dolori e talora diventa difficilissimo camminare”.

Quali erano le condizioni della piccola paziente?

“Ci siamo trovati davanti a una recidiva della lussazione di entrambe le anche, seguita per interventi precedenti in un ospedale fuori della nostra regione. La mamma ci ha detto che lo specialista che la seguiva non se la sentiva di operare ancora la bambina, ma noi siamo riusciti a intervenire perché siamo un centro altamente specialistico per questa patologia, abbiamo la casistica più alta d’Italia e siamo tra i primi in Europa”.

Ci descrive come siete intervenuti?

“Con un’operazione chirurgica in due momenti. Nel caso della bambina, dal momento che le anche erano lussate da tanto tempo, i muscoli della coscia si erano retratti e quindi è stato necessario accorciare il femore per rimettere la sua testa nella giusta sede. Quindi è stata fatta l’osteotomia femorale e contemporaneamente la riduzione cruenta dell’anca. Di questi interventi così complessi ne eseguiamo una trentina all’anno”.

Allora è consigliabile accelerare l’intervento?

“Sì. Al di sotto dei sei mesi la riduzione è incruenta, i bambini vengono messi in trazione in culla per circa 15 giorni. Per questo è consigliabile fare l’ecografia alle anche entro i 40 giorni di vita. Poi, fino a uno, due anni, si può intervenire chirurgicamente, ma solo per la riduzione dell’anca, senza toccare il femore, quindi l’operazione è più semplice”.

A che punto del trattamento si trova la bambina?

“Ora ha una gamba ancora ingessata, mentre nell’altra siamo già passati a una valva di gesso, una sorta di guscio, che le consente il movimento del piede, del ginocchio e dell’anca e le permette di fare fisioterapia due volte al giorno. Andrà avanti così per 45 giorni, poi passerà a una valva in materiale plastico che le consentirà la mobilizzazione di entrambe le anche. E dopo altri tre mesi la bambina potrà iniziare a camminare”.