Bologna, 14 marzo 2016 - All'indomani dell’azione di Blu che ha cancellato i suoi lavori sull’XM24 e in tutta la città (FOTO), sul muro grigio del centro sociale sono già spuntate le prime scritte. La più eclatante, siglata con la A di Anarchia, riporta una frase di Jules Bonnot, anarchico operaio fondatore di quella Banda Bonnot che combatteva il capitalismo. Nel frattempo, nonostante il grande silenzio del mondo della street art, l’artista Opiemme, ha deciso di commentare. La sua è ricerca visuale di grande sensibilità, quasi cosmica. Opiemme lavora particolarmente sulla parola e la poesia, ispirandosi spesso a cielo e stelle. Ieri sul suo profilo ha digitato: «non sono gli artisti a fare le regole» e poi: «BLU sempre TOP, ogni scelta impone una rinuncia ogni azione ha una conseguenza. Complimenti al gruppo che sarà ricordato per aver fatto perdere tutto questo alla città di Bologna, mentre voleva ‘conservare’».

«Non sono gli artisti a fare le regole». Lei riporta questa citazione di Fabio Roversi-Monaco, però crede che siano gli artisti a romperle e riforgiarle?

«Il progetto di Roversi-Monaco è stato annunciato da dichiarazioni arroganti che testimoniano una prevaricazione. Blu è uno dei più grandi artisti che abbiamo in Italia, e la sua scelta e coerenza fanno sì che questo suo ‘coprire’ i suoi pezzi assuma un forte valore sociale, sovversivo, antagonista, artistico. Sebbene la sua arte sia cancellata, sono le ragioni del gesto a dare significato storico al tutto. Oggi il mondo ne parla».

Tra gli artisti della mostra alcuni hanno dato il consenso, il che mostra una spaccatura a monte in questo mondo. Crede che internamente alla scena della street art ci sia un dialogo interessante?

«La notizia degli strappi ha aperto una riflessione che in precedenza non c’era. Le occasioni di dialogo e confronto aumenteranno fisiologicamente. E credo che le questioni sollevate dall’episodio bolognese saranno approfondite, e non valutate solo in termini di bianco e nero, giusto e sbagliato».

E lei avrebbe fornito le sue opere?

«A posteriori è facile dire di no. Queste opere devono vivere nei contesti in cui sono state create, anche se effimere. Esiste land art senza land? Le installazioni pubbliche di Christo sono state asportate per essere conservate mentre erano fruibili?».

Pensa che si sarebbe potuto trovare un dialogo prima, gestito dall’amministrazione?

«Sì, sarebbe stato molto intelligente. Ma nessuno dei politici e presidenti che si sono espressi ieri, prima aveva osato parlare. Non mi sembrano persone che vogliano dialogare. Nel mondo Blu ha molto più potere che un museo di provincia fuori dal circuito internazionale».