Bologna, 28 aprile 2015 - Doganalista come suo padre Giancarlo, che nel 1953 fondò la Cad Bagnara, e come suo figlio Mattia, la terza generazione a entrare in azienda. Rodolfo Bagnara, praticamente, è nato tra le bolle di import e quelle di export. Attuale amministratore delegato della Cad Bagnara, che sta per centro assistenza doganale e ha sede all’Interporto.

Bagnara, cosa fa un doganalista?

«Per prima cosa studia. C’è un esame di Stato da superare, a Roma, per poter essere iscritti all’albo professionale degli spedizionieri doganali ed esercitare la professione».

Anche suo padre lo fece?

«Lui no: quando cominciò a fare questo mestiere, subito dopo la guerra, non era ancora obbligatorio. Io e mio figlio, invece, lo abbiamo sostenuto. Avevo 21 anni, ricordo gli studi di diritto commerciale, di geografia commerciale, di norme internazionali... E io, pensate, ero geometra».

Le venne spontaneo diventare doganalista?

«Affatto. Mio padre, anzi, mi instradò altrove. Da giovanissimo, per un periodo feci l’assicuratore: giravo casa per casa e vendevo polizze vita da 30mila lire l’anno. Che tempi. Poi feci il rivenditore di surgelati. Quindi, quando mio padre mi ritenne pronto, entrai in azienda».

Torniamo alla prima domanda: cosa fa un doganalista?

«Aiuta i propri clienti ad adempiere tutte le procedure di legge nazionale, comunitaria o internazionale per poter spedire merce all’estero o, viceversa, riceverla in Italia».

Semplice?

«Beh, se tiene conto del fatto che norme, leggi e imposta cambiano in continuazione... Noi, però, siamo tra i pochi ad aver ricevuto la certificazione Aeoc, che sta per Operatore economico autorizzato customs, e questo permette a noi, quindi ai nostri clienti, di usufruire di procedure semplificate, e la Certificazione europea doganale».

Sono come una sorta di regime fiduciario?

«In pratica sì, se tiene conto del fatto che le pratiche per ottenere questo riconoscimento durano in genere anni».

Cosa spediscono le aziende bolognesi?

«Di tutto. Nel nostro caso molta elettronica, molta componentistica, poi alimenti».

E cosa importano?

«Abbigliamento, calzature ed elettronica. Nel 90% dei casi dalla Cina».

La crisi?

«Non l’abbiamo sentita, se considerate che le esportazioni sono rimaste relativamente stabili nel corso degli ultimi cinque anni e le importazioni sono addirittura cresciute, dalle 8mila bolle del 2012 alle 10mila del 2014».

Perché affidarsi a uno spedizioniere?

«Perché è un professionista, e perché si sobbarca tutta la parte burocratica. All’azienda non resta che preparare la merce in uscita e fare gli ordini per quella in entrata. Al resto, alle mille ‘beghe’ quotidiane, ci pensiamo noi».