Bologna, 30 dicembre 2017 - “La playlist di Calcutta? Perché non chiederla allora a Cesare Cremonini. Avrebbe avuto più senso se si voleva esaltare lo ‘spirito’ bolognese del 31 dicembre. Lui è uno che la città la conosce bene e forse lo avrebbe fatto solo per spirito di servizio”. Parole di Rudeejay, Rodolfo Seràgnoli, uno dei nomi più in vista della scena dance italiana, celebre remixer del Matis e di tanti altri club anche all’estero. “Premettendo che amo Calcutta – dice – il vero problema è che l’orientamento del Comune, per quel che riguarda l’intrattenimento, è sempre espressione di una visione ‘alternativa’ per la città. Ma non è l’unica. Mi chiedo perché non coinvolgere i club che sono stati e sono il centro della vita notturna cittadina: il Matis, il Kinki, il Numa, la Capannina, invece di far riferimento sempre alla solita area? Il Capodanno dovrebbe appartenere a tutta la città. È questo il punto, perché sul compenso, più che sorridere non riesco proprio a fare”.

Lui, Calcutta, ieri si è limitato a pubblicare in tarda serata la sua playlist su Facebook, dedicandola a Internet “solo per 5k”, ovvero i 5mila euro del compenso. “Bologna – incalza Rudeejay – non è solo città dell’indie rock, ha una tradizione dance più popolare ma di grande livello qualitativo che continua a essere ignorata da Palazzo d’Accursio”. «Certo – aggiunge Flavio Vecchi – dj bolognese che ha fatto la storia della pista da ballo internazionale (memorabili le sue serate insieme a Ricky Montanari che diedero vita a un genere originale, la Riviera House) – accusare Calcutta, che artisticamente non conosco, per il fatto di non essere presente ma di consegnare solo un file, non ha molto senso. Viviamo in un’epoca di super tecnologia e i dj potrebbero fare il loro lavoro da casa propria. Il punto non è se la cifra sia congrua anche se lui fisicamente non è lì a selezionare i brani, ma se il nome, e una scaletta di un’ora circa valgano l’importo che, forse, poteva essere speso valorizzando nomi giovani, come è stato fatto lo scorso anno”.

Opinione condivisa da Luca Trevisi, altro dj bolognese che ha fatto ballare club di culto come il Blue Note di Londra e il Giant Step di New York: «Questa decisione – puntualizza – è il frutto di una confusione generale sull’argomento. Dal Comune, dopo la scelta del 2017 di puntare su nuovi talenti, mi sarei aspettato più coerenza. Ma questo è un ambiente senza le professionalità che esistono all’estero e chiunque purtroppo crede di poter fare il lavoro di un dj anche quando non lo ha mai fatto nella sua vita». Senza appello le frasi che Michele Giuliano, il ‘leggendario’ DJ Miki, del Ciak, il primo a Bologna a sperimentare le tecniche di mixaggio, ha dedicato all’argomento: «Il Comune di Bologna complice il sindaco Merola dà 5000 euro a Calcutta per una playlist da trasmettere per Capodanno senza la presenza del presunto dj… da non crederci».