Bologna, 3 marzo 2017 - Nessuna blasfemia. Le foto pubblicate sulla pagina Facebook del Cassero in occasione della serata ‘Venerdì credici’, nel marzo 2015, non offendono la religione cattolica, né rappresentano atti contrari alla pubblica decenza.

Questa la conclusione a cui è giunta la pm Morena Plazzi, chiedendo l’archiviazione per il fascicolo – rimasto a carico di ignoti – aperto a seguito della denuncia presentata al tempo dai consiglieri comunali Valentina Castaldini (Ncd) e Marco Lisei (FI), e da quello regionale Galeazzo Bignami (FI). Che già annunciano la loro opposizione all’archiviazione.

Nel mirino dei politici finirono una serie di foto della ‘Notte eretica e scaramantica’, in particolare una che richiamava una vignetta del giornale satirico Charlie Hebdo. In particolare lo scatto ritrareava tre uomini in fila travestiti come Gesù e i due ladroni della Passione che mimavano ironicamente e causticamente pratiche sessuali, utilizzando una grossa croce. Subito si sollevò parte del Consiglio comunale, ma a puntare il dito contro l’accaduto fu anche il cardinale Carlo Caffarra parlando di «insulto di inarrivata bassezza e di diabolica perfidia a Cristo in Croce».

Ma per la procura le cose non stanno così. Depenalizzati gli atti contrari alla pubblica decenza, per il pm non è ravvisabile l’offesa alla religione «essendo le condotte stigmatizzate non rivolte a manifestare spregio e vilipendio del credo cristiano-cattolico – scrive il magistrato – quanto espressione, in forme certo criticabili per la qualità dei contenuti umoristico-satirici, delle istanze culturali e sociali promosse dall’associazione». Per Plazzi, infatti, le iniziative del Cassero «possono ben includere espressioni di satira nei confronti degli apparati e delle icone religiose senza per questo individuare in esse l’obiettivo di azioni denigratorie».

Di tutt'altro avviso, invece, i querelanti. «Cosa hanno a che vedere quelle immagini con il rispetto e la promozione dei diritti civili?», chiede Castaldini chiamando in causa lo statuto dell’associazione. «Ritengo ci sia stata una valutazione errata – aggiunge Lisei –: si estende il diritto di satira a chi satira non la fa, ma è un’associazione che utilizza spazi pubblici».

Nessun commento, nel merito, dal Cassero. «Prendo atto dell’esito dell’indagine, ma non essendo direttamente coinvolto non conosco le argomentazioni prodotte», dice il presidente Vincenzo Branà.