Bologna, 9 marzo 2015 - Aula piena, due ore di confronto, domande dal pubblico e ritmi serrati. Ma pochi guizzi. Il primo match tra i candidati rettore dell’Alma Mater di Bologna, questa mattina a Lettere, è servito più che altro per scaldare i motori in vista di una campagna elettorale ancora lunga (si vota a fine giugno).

Fin d’ora però si capisce che i quattro scalpitano per essere stati tenuti fuori dal progetto Staveco. “Dall’1 luglio apriremo gli armadi ed entreremo direttamente nella trattativa”, avverte il prorettore Dario Braga. “Ne dobbiamo sapere di più e subito”, afferma l’ingegnere Francesco Ubertini, che lancia “un’ampia partecipazione e discussione di tutta la comunità accademica e della città sulla Staveco”. Per il prorettore Gianluca Fiorentini, “non va svenduto il patrimonio dell’Ateneo” per finanziare il progetto, che “non deve pesare sul bilancio” dell’Università.

“Non dobbiamo illuderci che l’Ateneo si possa far carico da solo del progetto Staveco- aggiunge l’aziendalista Maurizio Sobrero- da un problema per il Comune non può diventare un problema dell’Università”.

Organizzato dall’Intersindacale d’Ateneo, davanti all’assemblea dei dipendenti dell’Alma Mater, il confronto tra i quattro candidati si è concentrato molto sui problemi del personale tecnico-amministrativo, che da quest’anno vota per la scelta del rettore. Alcuni dipendenti sono intervenuti, con domande per gli aspiranti rettore, denunciando difficoltà e carichi di lavoro eccessivi, precariato diffuso e condizioni di lavoro difficili (ad esempio per gli addetti della Coopservice). Tutti e quattro i candidati hanno promesso la stabilizzazione dei precari e si sono detti d’accordo sulla priorità di modificare lo Statuto d’Ateneo (entro sei mesi), ritornando alle commissioni e dando spazio al personale in Cda.

Fiorentini ha aperto alla possibilità di introdurre “le clausole sociali negli appalti. Serve una programmazione attenta di tutto ciò che va esternalizzato, perché vantaggi veri per il bilancio dell’Ateneo non ce ne sono. Quindi tutto ciò che è legato alla docenza, io non lo porterei all’esterno”.

Fiorentini promette poi un bando pubblico per la scelta del nuovo direttore generale, che abbia un profilo specifico in particolare sulle relazioni industriali. “Il problema in questi anni è che si è alimentato un clima di scontro con i sindacati”, afferma il prorettore, che propone poi un “censimento dei carichi di lavoro” per “ripensare l’equilibrio tra il centro e le strutture”.

Braga si è spinto invece a promettere la creazione di un asilo interno per i dipendenti dell’Alma Mater (“Entro i primi sei mesi di mandato”), investimenti sul telelavoro e sulla mobilità dei dipendenti, arrivando a ipotizzare “una rete di trasporti autonoma”. Il prorettore ha puntato molto il dito contro la “struttura para-aziendale” che si è creata dentro l’Ateneo, che “non è congruente né efficiente”. Per Ubertini serve un “nuovo impulso organizzativo”, dando un “segnale chiaro fin da quest’anno” sulla stabilizzazione del personale. L’ingegnere propone poi di “limitare le esternalizzazioni” e in ogni caso di “garantire la qualità del servizio e il giusto trattamento dei lavoratori” in appalto. Sobrero rilancia proponendo un altro confronto, specifico sui problemi del personale.

E critica la gestione Dionigi: “Si è scelto un modello organizzativo centralistico, come se fossimo una fabbrica di spilli di Taylor”. Poi punge Braga e Fiorentini.“Mi stupisco- attacca Sobrero- se i due prorettori hanno queste idee (sulla lotta al precariato, ndr), o il rettore non li ha mai ascoltati o non si sono fatti sentire”. Ma è l’unico colpo sferrato a ridosso della cintura, in un match giocato da tutti all’insegna del fair play.

Fra i quattro, Sobrero è sembrato del resto il più aggressivo. Fiorentini è apparso sicuro di sè, così come Braga che ha chiuso in un cassetto la scaramanzia. “Io sono operativo (come rettore, ndr) dall’1 novembre 2015”, afferma. A parlare più volte di cambiamento è stato invece Ubertini (“è salutare”), anche se è apparso più timido dei suoi competitor, forse tradito un po’ dall’emozione e dal suo aplomb di ingegnere.

Capitolo Romagna. I quattro candidati sono d’accordo sulla necessità di “valorizzare e specializzare” i poli di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, dando “maggiore autonomia”. In particolare, Braga e Ubertini sono d’accordo sulla possibilità di creare nuovi dipartimenti in Romagna, mentre è più scettico Sobrero, che teme diventino “una bandierina per accontentare i territori”. Anche per Fiorentini la nascita di nuove strutture deve essere l’ultima via. Prima, i dipartimenti attuali dovrebbero “prendere in mano progetti di lungo periodo”, che differenzino i poli della Romagna da Bologna.

Fonte Dire