Bologna, 7 dicembre 2017 - I furbetti del cartellino a novemila euro al mese. Non smette di riservare sorprese l’inchiesta del pm Michela Guidi e della Guardia di finanza sui (presunti) assenteisti dell’Ibc, l’Istituto beni culturali dell’Emilia Romagna, finito nella bufera dopo il servizio di Striscia la notizia che immortalava i dipendenti mentre uscivano in orario d’ufficio, dopo aver timbrato il badge in ingresso ma non in uscita, per andare al bar, a fare la spesa o a spasso con il cane.

Le retribuzioni lorde dei dipendenti sono agli atti dell’inchiesta che, nei giorni scorsi, ha avuto un primo snodo significativo. Il pm ha infatti inviato 22 avvisi di fine indagine ad altrettanti impiegati, per i quali potrebbe essere chiesto il rinvio a giudizio, mentre per altri sei si profila la richiesta di archiviazione.

In questi giorni il Nucleo di polizia tributaria sta iniziando gli interrogatori di chi, fra i 22 avvisati, ha chiesto di essere sentito. Sarebbero in molti ad aver avanzato la richiesta. Dalle carte dell’inchiesta emerge appunto la posizione di ognuno dei soggetti coinvolti. Va detto che la durata delle assenze è limitata: si va da pochi minuti a un massimo di cinque ore per una dipendente che, peraltro, è anche una delegata sindacale.

Il problema è che tutta l’indagine si basa sui filmati di Striscia, che ha registrato i movimenti davanti all’Ibc in via Galliera solo per tre giorni, nel marzo-aprile 2017. La Finanza ha infatti dovuto (e potuto) basarsi solo su quelli. È chiaro che se la segnalazione iniziale fosse arrivata ai finanzieri, invece che ai media, e gli inquirenti avessero piazzato le telecamere davanti all’’Ibc per uno o due mesi, probabilmente le contestazioni sarebbero state molto diverse.

Sia come sia, la Procura contesta agli indagati la truffa per essersi procurati un ingiusto profitto ai danni dell’ente pubblico. E per quantificare il suddetto profitto ingiusto i finanzieri hanno allegato la tabella con le retribuzioni mensili, ricavandone poi la paga giornaliera e quindi oraria. Poi hanno moltiplicato la retribuzione oraria per la durata delle assenze, ricavando il danno che ognuno ha causato all’Ibc.

Dalla tabella si scoprono davvero delle sorprese: fra i 22 ‘avvisati’ ci sono infatti due dipendenti, una donna e un uomo in posizioni di responsabilità, che guadagnano rispettivamente 8.900 e 9.400 euro lordi. Super stipendi che non avrebbero impedito loro, stando alle indagini e alle immagini, di uscire un paio d’ore a testa ‘senza giustificato motivo’, per un ingiusto profitto di 150 e 130 euro.

Ma non è finita qui. Altri sette indagati guadagnano fra i 4 e i 5 mila euro e anche loro sono stati immortalati mentre andavano al bar a prendere il caffè, a fare la spesa in macelleria e al supermercato o perfino in agenzia di viaggi. Fra i 28 indagati iniziali, come ormai noto, figuravano infine anche Vincenzo Colombo, nel frattempo licenziato e ora ‘avvisato’, e Cinzia Cracchi, la donna che costò le dimissioni all’ex sindaco Flavio Delbono, per la quale invece il pm ha chiederà l’archiviazione visti i soli 9 minuti di assenza.