Bologna, 12 gennaio 2018 - Chi è il produttore dell’hoverboard che ha causato un devastante incendio in un appartamento di piazza Azzarita? All’apparenza la domanda sembra semplice, ma in realtà la risposta non è così scontata. Sarà l’inchiesta del pm Nicola Scalabrini a dover far luce su un aspetto cruciale della vicenda, perché è ovvio che chi ha prodotto il giocattolo sarà il primo a doverne rispondere, quanto meno civilmente e poi (eventualmente) anche dal punto di vista penale.

Il caso è quello che riguarda l’hoverboard, una sorta di skateboard elettrico che va molto di moda fra i ragazzini, comprato lo scorso ottobre da un professionista di 45 anni per il compleanno del figlioletto di 10. Appena tolto dalla confezione e messo in carica per la prima volta, il giocattolo è infatti esploso e ha provocato un rogo che ha danneggiato pesantemente la casa e ustionato alle mani l’uomo. Dopo la denuncia al carabinieri della stazione Navile, la Procura ha aperto un’inchiesta e affidato una consulenza all’ingegnere dei vigili del fuoco Roberto Zanarini, il quale nei giorni scorsi ha concluso che la causa di tutto è stata la «difettosità» della batteria al litio o del caricabatterie. Quattro persone sono indagate per incendio colposo: Maurizio Curioni, 55 anni di Busto Arsizio, legale rappresentante della X Joy srl, azienda varesina produttrice/importatrice dell’hoverboard di marca Twodots, Giancarlo Nicosanti Monterastelli, 58enne di amministratore delegato di Unieuro (dov’era stato comprato il giocattolo per 194 euro), un’altra socia di X Joy e l’elettricista del condominio, destinato ora a uscire dall’inchiesta.

Il legale Unieuro: "Non abbiamo colpe"

Il punto da chiarire è relativo appunto alla produzione dell’hoveboard. Sulla confezione sono scritte due cose apparentemente contraddittorie: «Prodotto e importato da X Joy srl» e, a pochi centimetri di distanza, «Made in China». Quindi è stato prodotto in Italia o in Cina? L’avvocato di Curioni, Federico Bonzi, ha spiegato che «l’X Joy è solo l’importatore in Italia, mentre il produttore è cinese». Ma questo dato non si evince chiaramente né dalla confezione né dal sito internet dell’azienda. Infatti il 45enne era convinto che l’hoverboard fosse prodotto in Italia. L’inchiesta della Procura dovrà stabilire chi sia il produttore, dal punto di vista meccanico ma anche giuridico, e se le indicazioni scritte sul prodotto siano state esaustive.