Bologna, 23 giugno 2017 - L'uomo che ha ucciso Davide Fabbri nel suo bar di Budrio lo ha fatto con un colpo di pistola esploso da distanza molto ravvicinata o a bruciapelo e ha sparato, durante una colluttazione, con un'inclinazione marcata: dall'alto verso il basso e da destra a sinistra. Il proiettile è entrato nella parte sinistra del torace e uscito dalla schiena, lesionando arterie vitali. Lo certifica la consulenza del medico legale Paolo Fais disposta nell'ambito dell'inchiesta del pm Marco Forte su Norbert Feher alias Igor Vaclavic, serbo latitante accusato anche dell'omicidio della guardia volontaria Valerio Verri.

Per il consulente è alta la probabilità che il colpo sia stato sparato dall'assalitore mentre si trovava di fronte a Fabbri, mentre è improbabile che killer e vittima fossero entrambi in piedi. Ma la dinamica che emerge, osserva il medico,
è "complessa" e non è possibile fornire ulteriori dati idonei a stabilire con sufficiente grado di certezza la posizione reciproca dei due al momento del colpo.

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Feher è difeso dall'avvocato Cesare Pacitti, la vedova di Fabbri dall'avvocato Giorgio Bacchelli. Il deposito della consulenza medica va ad arricchire un'indagine che ha già molti elementi che collegano Feher agli omicidi, dal Dna alle impronte digitali più alcuni riconoscimenti e i riscontri balistici.

In questi giorni, tra l'altro, anche il fascicolo sull'omicidio di Verri viene trasferito per competenza dalla Procura di Ferrara a quella di Bologna, dove è stato commesso il primo dei due delitti a distanza di una settimana. Feher è inoltre indagato per un terzo omicidio a Ravenna, la morte del metronotte Salvatore Chianese, ucciso a sangue freddo il 30 dicembre 2015 tra Savio e Fosso Ghiaia.

La sera del primo aprile il killer entrò nel bar di Riccardina di Budrio imbracciando un fucile, Fabbri riuscì a disarmarlo e a percuoterlo con la stessa arma, ma poi, trascinato in uno stanzino, venne ucciso dal colpo di pistola.
Secondo il medico legale questo fu esploso entro i 25 centimetri di distanza o prossimo al contatto, con una marcata inclinazione dall'alto verso il basso, durante una lotta che ha provocato a Fabbri altre ferite 'da difesa' su spalla e mani. È molto probabile che il colpo letale sia stato, appunto, esploso dall'assalitore mentre si trovava di fronte, mentre è altamente improbabile che entrambi fossero in posizione eretta.

Questo non contrasta, ovviamente, con il fatto che era in corso una colluttazione, ma si tratta di una dinamica complessa e non è possibile fornire, dal punto di vista medico-legale, ulteriori elementi per ricostruire quale fosse la posizione dei due.

 

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