Bologna, 29 giugno 2017 - Ormai nessuno cerca più Igor ‘il russo’, il killer che ha seminato di cadaveri e paura la Bassa fra Bologna e Ferrara. Almeno nel senso in cui lo si è cercato fino a qualche tempo fa, con battute sul terreno condotte dai reparti speciali dei carabinieri. La prima fase delle ricerche, infatti, si è conclusa infruttuosamente e ora gli inquirenti sono passati alla seconda fase, quella delle indagini classiche svolte dai reparti investigativi e finalizzate a trovare Igor Vaclavic, il cui vero nome in realtà è Norbert Feher, serbo di 36 anni, ormai ufficialmente latitante. Il passaggio dalla fase uno alla fase due, nella pratica, si è tradotto nella drastica riduzione degli uomini dei reparti speciali, in particolare Cacciatori di Calabria e di Sardegna, che hanno via via lasciato la zona rossa fra Molinella e Argenta. Ormai ne è rimasto solo un piccolo contingente di poche decine, pronto a intervenire in caso di segnalazioni credibili e circostanziate.

Purtroppo la grande caccia all’uomo delle prime settimane è fallita. Sono ormai passati tre mesi dal primo delitto, quello del 1° aprile nel bar della Riccardina di Budrio, dove Igor ha ammazzato il titolare Davide Fabbri che aveva reagito a un maldestro tentativo di rapina. Poi è arrivata la seconda vittima, la guardia ecologica volontaria (e disarmata) Valerio Verri, uccisa senza pietà a Portomaggiore l’8 aprile. Quella terribile notte il killer, fuggito su un Fiorino rubato, venne intercettato a Marmorta di Molinella da due pattuglie dei carabinieri, ma riuscì ad abbandonare l’auto e tuffarsi in una piccola macchia boschiva, facendo così perdere le proprie tracce. Da allora i carabinieri, coordinati dal pm Marco Forte, hanno messo sul terreno di tutto: reparti d’élite, cani molecolari, visori termici e a infrarossi, perfino i droni. Hanno scandagliato da cima a fondo casolari e acquitrini delle campagne e delle oasi della zona rossa, ma Igor è rimasto un fantasma.

Tanti avvistamenti, nessun risultato. Con il passare dei giorni, è maturata negli inquirenti la (quasi) certezza che qualcuno abbia aiutato il fuggitivo, dandogli un riparo. E così, piano piano, le ricerche sul campo hanno ceduto il passo alle indagini classiche per ricostruire la rete di contatti e amicizie di Feher, con l’obiettivo di scovare il (o la) possibile complice. Le risorse e le forze si sono perciò concentrate nei reparti investigativi. Ora più di un inquirente a mezza bocca si dice convinto che ormai Igor abbia lasciato la zona rossa e sia lontano: "Lo prenderemo, prima o poi commetterà un errore – dice un investigatore esperto –. Magari lontano da qui, ma lo prenderemo". 

Nel frattempo, però, a Budrio la vedova di Fabbri, Maria Sirica, inizia a provare, oltre alla rabbia, anche paura e in suo aiuto arriva l’Ascom, che la prossima settimana si farà carico di installare otto telecamere di sorveglianza all’esterno del bar per far star tranquilla la donna, soprattutto la sera. Non è finita. Il legale dell’Ascom ha già chiesto le carte per capire come mai nel 2015 Igor, pur espulso, non lasciò l’Italia, mentre quello della famiglia Verri ha presentato un esposto contro chi non tolse le guardie volontarie dalla zona rossa dopo il primo delitto. Killer a parte, insomma, si annuncia una doppia battaglia legale delle famiglie delle vittime contro lo Stato.