Bologna, 21 dicembre 2017 - Ci sono solo venti detenuti nell’ala del penitenziario di Zuera dove è stato portato, ieri mattina, Norbert Feher (FOTO). E buona parte sono terroristi islamici. Quattro blindati e due fuoristrada della Guardia civil, erano passate da poco le 8,15, hanno lasciato ieri mattina il carcere di Teruel, dove il killer serbo si trovava da domenica, dopo aver passato due notti nella camera di sicurezza della polizia nella stessa cittadina spagnola. In uno dei furgoni era trasportato Feher, diretto verso la prigione di massima sicurezza di Saragozza. Era stata la stessa polizia penitenziaria a chiedere il trasferimento di ‘Igor el Ruso’ dal carcere di Teruel: una struttura rinnovata da poco, ma non adeguata per un detenuto di primero grado, come è ritenuto, per la sua pericolosità, Feher.

L'ARRIVO IN ITALIA

Come a Teruel, anche a Zuera, per questioni di sicurezza, Feher non mangerà in mensa con gli altri reclusi. I pasti gli saranno portati direttamente in cella. Freddo, tranquillo, senza un accenno di senso di colpa o di pentimento: così si è mostrato il trentaseienne serbo agli agenti della penitenziaria che in queste ultime settantadue ore hanno avuto modo di stare a contatto diretto con lui. E, come nella Bassa ad aprile, montano adesso in Aragona le polemiche su quel che si poteva fare e non è stato fatto per fermare prima la furia omicida di Igor-Norbert. Il ministro degli Interni spagnolo Juan Ignacio Zoido, rispondendo alla vedova dell’agricoltore e sindacalista José Luis Iranzo freddato da Feher a El Ventorrillo assieme a due poliziotti del Roca, ha detto che la Guardia civil non conosceva né l’identità, né tantomeno la pericolosità del ricercato. Questo, malgrado appena dieci giorni prima e a poco più di dieci chilometri di distanza, in una casa rurale di Albarate, un uomo avesse sparato, a sangue freddo e senza motivo, a due persone disarmate, risparmiate soltanto perché si sono finte morte.

image

Una critica che pesa ancora di più se è vero che la Procura di Bologna aveva avvertito i colleghi spagnoli della possibile presenza, nella zona di Valencia, del latitante Norbert Feher già da tempo. Da giugno, infatti, i carabinieri avevano raccolto informazioni che localizzavano l’assassino di Davide Fabbri e Valerio Verri in Spagna, attraverso contatti del ricercato gravitanti nelle zone di Madrid, della Costa del Sol e appunto di Valencia. Lo stesso Feher, interrogato dal giudice Carmen Lamela in videoconferenza da Madrid, domenica mattina nel tribunale di Alcaniz, ha ammesso di aver gravitato, dopo l’arrivo nella penisola iberica, sempre nella zona di Valencia. Una sottovalutazione, un cortocircuito, una mancanza di comunicazione tra il centro e la periferia: col senno di poi, altri tre morti nel curruculum del serbo.