Bologna, 6 dicembre 2017- Nessuno pagherà per il terribile incendio di via Cesare Battisi. Ieri, infatti, il processo a carico dell’amministratore unico del palazzo devastato dalle fiamme, Carlo Giovetti, 81 anni, si è chiuso con un nulla di fatto perché nel frattempo l’imputato è morto. Il giudice Renato Poschi non ha potuto far altro che dichiarare il «non doversi procedere per estinzione del reato». Giovetti, difeso dall’avvocato Cristiano Prestinenzi, è morto il 29 settembre scorso e così nell’udienza di ieri, in cui era previsto l’inizio della discussione con le arringhe delle parti, ci si è limitati alla sconsolante presa d’atto che ormai non c’era più nessuno da processare.

Questo farà sì che le parti civili ben difficilmente potranno avere giustizia. Senza una sentenza di primo grado con una provvisionale immediatamente esecutiva, infatti, nessuno potrà far valere subito il verdetto per ottenere i pignoramenti a titolo di risarcimento danni. Potranno ovviamente agire in sede civile, ma con tempi biblici. Peraltro ora, in teoria, potrebbe non esserci più nessuno a cui chiedere nemmeno i danni in sede civile, perché se i figli di Giovetti non accetteranno l’eredità, allora i danneggiati rimarranno con un pugno di mosche in mano. L’ultima speranza sarà l’assicurazione, ma finora la proposta della stessa assicurazione è stata rifiutata dai condomini. Insomma, una storia all’italiana, dove a causa delle lungaggini della giustizia (e in questo caso anche dell’inevitabile corso della natura), le vittime sono state beffate due volte.

INC_4233830_153502

L’incendio di via Cesare Battisti, in pieno centro a due passi da piazza Roosevelt, scoppiò la mattina del 25 giugno 2013 dal sottotetto del palazzo ai civici 21, 21/A e 19. Il condominio fu completamente devastato e le fiamme si propagarono anche a un vicino immobile di via Felicini. Fu un giorno terribile. I vigili del fuoco lavorarono senza sosta per ore per avere la meglio dell’incendio. Fortunatamente non ci furono feriti, ma una quarantina di persone rimase senza casa, fra affittuari e proprietari (solo una parte, però, si è poi costituita parte civile nel processo).

Dalle indagini emerse che Giovetti era l’amministratore unico del condominio, nonché il proprietario della società Primavera Srl, a sua volta proprietaria dei magazzini nel sottotetto che erano stati affittati a stranieri. Circostanza, quest’ultima, che aveva provocato nei mesi precedenti molte proteste da parte degli altri inquilini. Proteste rimaste senza risposta. E i successivi accertamenti eseguiti dai periti stabilirono che il rogo era partito proprio dal sottotetto, a causa di un impianto di illuminazione non a norma.

Giovetti finì indagato per incendio colposo e nel giugno 2014 la Procura chiese il rinvio a giudizio. A inizio 2015 iniziò l’udienza preliminare e, risolto qualche vizio di notifica, sei mesi dopo ci fu il rinvio a giudizio. Poi, ecco il salto temporale: l’inizio del processo fu fissato a novembre 2016. Di udienza in udienza e di rinvio in rinvio, si è quindi arrivati a all’appuntamento di ieri, a quattro anni e mezzo di distanza dai fatti, quando si doveva cominciare la discussione finale. Troppo tardi.